Rivoluzione

La dignità della rivoluzione

18 luglio 2010

Gregory Bateson

Qualche sera fa – ne ho già scritto –, alla festa dell’Unità di Montale – si chiama festa del Pd, ma ci comprendiamo meglio se uso quest’espressione, benché il giornale fondato da Gramsci non sia più quello che è stato per lungo tempo – alla festa di Montale, dicevo, la presentazione del mio libro ha finito per essere un confronto a più voci sull’idea che si ha della morte – la non più esistenza – e su un quesito vecchio come Giobbe, non espresso come lo sto facendo io ora, ma sintetizzabile in questo modo: si deve modificare l’uomo o si deve modificare il mondo?

Ho sostanzialmente sostenuto che se non  ci si presenta al mondo con l’intera propria esistenza – bella, brutta, grande o misera che sia –, cioè se in qualche modo non si cambia tirando fuori tutto quel che siamo e non solo quello che gli altri si attendono, anche il mondo finisce per avere un’esistenza solo apparente e, perciò, immodificabile.

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