Roberto Roversi

Interviste impossibili

27 settembre 2015

Cerco a caso la sua firma nell’archivio storico, preziosa, encomiabile, sana iniziativa, sopravvissuta malgrado lo scempio a cui ci è toccato assistere. Cerco la sua firma nell’archivio storico del giornale nel quale ho avuto l’onore di lavorare per più di 20 anni e il primo articolo che mi compare – ma, ripeto, si tratta solo di una ricerca a caso – è del 19 gennaio 1986.

È vero, non lo ricordavo: teneva una rubrica o, quanto meno, aveva messo in cantiere una serie di articoli, che venivano presentati in prima pagina con una scritta in negativo, bianco su nero, di traverso dentro un tondo: “Una giornata con…”.

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Gli amarcord di Andrea

24 febbraio 2014

Andrea Guermandi, qualche anno fa

Quanto bene io voglia a Andrea Guermandi è noto a chi mi conosce o a chi ha seguito con dovizia il mio blog, perché ne ho scritto certo più di una volta. Ora torno a parlar di lui perché mi ha mandato un dattiloscritto che se io fossi un editore, e meglio ancora l’editore de l’Unità, non esiterei a mandare rapidamente alle stampe, supponendo ci sia ancora qualcuno in giro per il mondo disposto a versar qualche moneta pur di legger delle cose scritte bene.

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Il mio amico Andrea

22 novembre 2012

Andrea Guermandi

La prima volta in vita mia che ho parlato con Andrea Guermandi credo di averlo mandato a fare in culo. Ne sono quasi certo. S’era preso l’arbitrio di andare a intervistare Francesco Guccini, così come, con una certa frequenza, raccoglieva i pensieri di Lucio Dalla, Tonino Guerra, Roberto Roversi e chissà quanti altri. Belle interviste, per carità!, messe giustamente in bella evidenza nelle pagine degli spettacoli de l’Unità, giornale per il quale lavoravamo tutti e due all’incirca dallo stesso anno, lui a Bologna ed io a Firenze.

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Addio al poeta

15 settembre 2012

E poi arrivano quelle notizie che non vorresti mai leggere (o scrivere, se fai il mestiere mio di prima) e che, con altrettanta forza, sai invece giungeranno, non potrai scansarle, ti cascheranno un mattino tra capo e collo. Così la riporta Repubblica: È morto Roberto Roversi. Bologna perde il suo poeta. E così l’UnitàMorto il poeta Roberto Roversi. Dalla Resistenza a Lucio Dalla.

Roberto Roversi

Se fossi stato ancora in redazione in via Barberia dove l’ho conosciuto, avrei dovuto dire ai miei colleghi, a Andrea Guermandi, a Sandro Alvisi, a Jenner Meletti, «pensateci voi, io oggi non posso». Perché quell’uomo, che ho conosciuto poco, sono andato qualche volta a trovare alla libreria Palmaverde in via de’ Poeti, e non ricordo più se ci davamo del tu o del lei, ma penso del tu, perché lui si sentiva di appartenere alla tradizione di cui l’Unità, allora, era ancora l’espressione, ed io quella tradizione, anche solo formalmente, rappresentavo. Perché quell’uomo – a cui chiesi di scrivere in cronaca locale, da editorialista più che da poeta, da appassionato civile più che da colto, da sentito cittadino più che da sognatore, “sminuendo” la sua grandezza che era (ed è) un bene nazionale da pagine nazionali – mi colpì e mi sembrava che ci conoscessimo da sempre e da sempre ci fossimo scambiati sincere opinioni, talvolta già con un po’ di amarezza, ma entrambi convinti che bisogna pensare, sentire ed essere, non appiattirsi sul banale, sullo scontato, sul luogo comune.

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Ricordi bolognesi (amarcord?)

1 marzo 2012

Roberto Roversi

Lucio Dalla

Negli anni in cui sono stato a Bologna a dirigere l’Unità vedevo spesso Lucio Dalla nei pressi di via Farini. La redazione era ancora lì accanto, in via Barberia, sede storica del Pci, prima che venisse venduta e la perdita non è solo affettiva. A differenza di Francesco Guccini ed altri artisti che di quella città hanno fatto qualcosa di speciale, non mi sembra che Dalla sia mai venuto a trovarci in redazione: io non ne ho ricordo, almeno.

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Paolo, Jack e altri

10 aprile 2010

da ilibrisonoviaggi.blogspot.com di Paolo Ciampi

L’Italia riscoperta da Brizzi con i suoi piedi

in cammino

in cammino

Ho letto su Tuttolibri della Stampa (in realtà solo ieri il numero della scorsa settimana, i miei soliti tempi) che Enrico Brizzi è appena partito per un lungo viaggio a piedi che attraverserà tutta l’Italia a piedi – dall’Alto Adige a Capo Passero in Sicilia – per riscoprire il nostro paese che si appresta a celebrare i suoi 150 anni.

Racconterà tutto questo anche in un blog e credo che prima o poi tutto questo diventerà anche un libro, non il primo, del resto, che Brizzi dedica a viaggi fatti a piedi (per esempio il viaggio dall’Adriatico al Tirreno raccontato in Nessuno lo saprà, oppure il pellegrinaggio laico che ha ispirato La via di Gerusalemme)

Mi piace che i fatidici 150 anni siano l’occasione di iniziative, percorsi, riflessioni che escono dalle solite commemorazioni – corone d’alloro, corazzieri e fanfare, insomma. Mi piace anche che si parta dall’assunto che questo paese sia proprio da riscoprire (magari, come fa Brizzi, ritornando anche allo straordinario Viaggio in Italia di Guido Piovene) [Continua a leggere >>]