Roland Barthes

Diari e romanzi

14 marzo 2011

Roland Barthes

Nell’introduzione a Incidenti (Incidents, Paris, Èditions du Seuil, 1987, tr. it. di C. Cignetti, Torino, Einaudi, 1990) di Roland Barthes, il curatore si chiede se questi scritti possano essere letti alla luce delle riflessioni che l’intellettuale francese aveva fatto sull’opportunità di tenere un diario, a quell’attenzione prevalente per l’autore anziché per la sua opera, a questo spostamento di centralità, a questa deviazione di percorso.

Non voglio addentrarmi nell’argomento, ma ne traggo solo spunto per biasimare i (molti) tentativi di trasformare diari in romanzi e i pochi, invece, di costruire come diari romanzi (uno per tutti, La nausea di Sartre). Chi ne ha scritti in maniera puntigliosa e quasi maniacale potrebbe dirsi a un passo dalla letteratura.

Pensare a qualcuno

27 dicembre 2010

Cosa vuol dire «pensare a qualcuno»? [...] in sé, questo pensiero è vuoto: io non ti penso; ti faccio semplicemente tornare alla mente [...]: non ho niente da dirti, senonché questo niente è a te che lo dico.

Roland Barthes

Condizione del delirio

20 dicembre 2010

[...] solo chi crede di essere amato può essere geloso, e solo chi ama può tradire: episodicamente, l’altro manca nei confronti della sua essenza, che è quella di amarmi; ecco l’origine della mia infelicità. Ma un delirio esiste soltanto se da esso ci si desta.

Roland Barthes