Sesto Fiorentino

Che roba, contessa!

1 maggio 2010

Paolo Pietrangeli all'Istituto Ernesto de Martino a Sesto Fiorentino

L’invito me l’ha fatto Maria Valeria della Mea. Un po’ per la passione condivisa ed in entrambi i casi ereditata per la canzone popolare, di cui ho parlato in un post intitolato Grazie zii, un po’, forse, anche perché in una qualche delle nostre schizzate conversazioni le ho parlato dell’amore, o ammirazione o solo sfegatato interesse che ho avuto e conservo per Ernesto De Martino, l’autore di Furore, simbolo, valore, di Magia e civiltà e, soprattutto, di La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, testo a partire dal quale sono scaturite le oltre 400 pagine di tesi che non ho mai consegnato a Paolo Rossi Monti per laurearmi e che ancora giacciono nel mio cassetto in attesa che un editore me le pubblichi prima del 2012, data oltre la quale qualcuno dice che il mondo non ci sarà più e «la razza è perduta».

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Circolo Pickwick

13 aprile 2010

Gianni Conti, fondatore del salotto letterario di Sesto Fiorentino

Quando Carla Edigati Watson – di cui riferirò dopo – mi ha chiesto di portare 10 copie del mio libro al salotto letterario di Gianni Conti a Sesto Fiorentino, ho avuto un attimo di esitazione. Il mio editore dice: «Le copie si vendono, non si regalano!». Avendo letto Il padrone di Goffredo Parise in giovane età, tremo e ubbidisco. Traccheggio con Carla. Lei mi rassicura, malgrado i miei spigoli e le mie intemperanze, delle quali, con lei, ancora mi scuso. Mi rassicura e mi spiega: «Se il tuo libro gli interessa, te lo comprano e poi ne parlano».

Qualche settimana fa, accompagnato da tre amiche e amici, ho accettato l’invito. Ma prima ho placato un’altra esitazione. Sono andato a rileggermi gli sviluppi giudiziari dell’inchiesta che coinvolse un gentiluomo della politica fiorentina, un anziano democristiano di nome Gianni Conti, la cui educata correttezza avevo imparato ad apprezzare quando, cronista de l’Unità, seguivo il Consiglio comunale di Firenze, sui cui scranni sedevano l’elegante marchese Pucci, il grande Antonio Morettini, direi Paolo Cantelli – tornasse alla politica! –, Michele Ventura e, non lo escluderei, Aldo Zanardo.

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