Silvia Biondi

Hemingway, lei e mescolare bene

15 agosto 2012

Ernest Hemingway

Grazie a una persona della quale, non dovendomi nulla o talmente poco che neppur se ne può tener contabilità, neanche immaginavo potesse darmi una mano e che mi ha lasciato di sasso e grato per aver porto la mano quando in tanti l’hanno ritratta, mi è stato chiesto di scrivere storie vere ed io ho buttato giù quella di Fahim e gli scacchi, comprendendo che il taglio non corrispondeva a quello stabilito nella linea editoriale, e perciò, per quanto apprezzata, non era pubblicabile.

Allora, per approssimazione alla meta, ho cambiato genere e modo di scrivere, passando dalla terza persona alla prima, dalla Francia all’Italia, dall’emblematico al maggiormente quotidiano, vicino, nel quale potersi riconoscere. E dunque ho chiesto a una ex collega, Silvia Biondi, di cui conoscevo il tortuoso cammino, di raccontarmi la sua storia e l’ho messa nero su bianco mettendomi nei suoi panni, stupendola per la persistenza della memoria e la ripresa dell’antico mestiere.

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