Suicidio

Una morte da non sprecare

17 settembre 2016

Ho letto poco della giovane donna di Napoli che si è impiccata con un foulard, dopo aver già tentato alcuni mesi fa di suicidarsi ingerendo psicofarmaci, perché, scrivono i giornali, tormentata da una vicenda nata facendosi riprendere in un video hard che sarebbe dovuto rimanere tra intimi e invece ha assunto una celebrità che nessun regista alle prime armi si sogna.

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Suicidio svelato

12 luglio 2015

Le cronache locali dei quotidiani ieri hanno riferito di un uomo di 76 anni scomparso di casa da una decina di giorni, ovvero sia dai primi di questo mese, stando a quanto scrivono i cronisti che ne riferiscono evidentemente su dritta di una magistrata pisana.

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Silenzio e rispetto

7 dicembre 2011

Avrei già voluto scrivere nei giorni scorsi del suicidio di Lucio Magri, che ovviamente ha colpito, innescando un proliferare di commenti che riguardano lui e più in generale la questione del togliersi la vita e della liceità o meno del modo in cui l’ha fatto. Non escludo di tornarvi prossimamente, perché sento di aver qualcosa da dire sull’argomento, ma preferisco far sedimentare i pensieri e placare le emozioni. Una delle prime cose che mi sono venute in mente quando ho appreso la notizia è stato un articolo che, nel febbraio del 1979, pubblicai sul periodico degli studenti universitari comunisti di cui ero direttore senza specificarlo in gerenza. Il periodico si chiamava Concentramentorenove in debito alla scritta con cui si chiudevano tutti i volantini che convocavano uno sciopero dando appuntamento a quell’ora in piazza San Marco da cui solitamente muovevano i cortei e l’autore dell’articolo, intitolato Riflessioni sul suicidio di un compagno, era Fabio Palchetti, mio compagno di classe e d’ideali, lui leader del Manifesto mentre io stavo nella Fgci, o più esattamente nel Movimento studentesco. Nella mia testa era vivissimo il ricordo, che non mi ha mai abbandonato, delle parole con cui si concludeva l’articolo in prima pagina, prima dell’errato rimando al seguito del testo all’interno del giornale: «Sarebbe meglio riconoscere i limiti del nostro linguaggio e delle nostre parole. Silenzio sarebbe opportuno: silenzio e rispetto».

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Cretini in buca

17 aprile 2010

Andrea Pugliese, consigliere comunale del Pd in Palazzo Vecchio (Foto Cge Fotogiornalismo)

Il 16 marzo scorso, in questo blog – che io, con un po’ di presunzione o ambizione, preferirei chiamare Die Fackel, come la testata del giornale che a Vienna Karl Kraus scrisse, impaginò, diresse, stampò, distribuì tutto da solo fra il 1899 e il 1936, anno della sua morte – in un articolo intitolato Odio in buca, ho reso noto d’esser stato lungamente importunato da qualche Riccardo cuor di leone – o Riccarda leonessa – da un’ondata di lettere anonime. Benché una auspicasse il mio suicidio – come i lemming di Sempre più verso Occidente o come quelli maledettamente veri di Primo Levi e Bruno Bettelheim – non posso dire che il tenore delle missive fosse minatorio.

Questa mattina Repubblica ha pubblicato un articolo che svela quello che mio fratello Andrea, consigliere comunale in Palazzo Vecchio, ed io sapevamo da ieri mattina, tenendocelo per noi, tranne che, nel suo caso, informare il sindaco di Firenze, il presidente del Consiglio comunale, il capogruppo del Pd e la Polizia, presso la quale ha sporto una denuncia contro anonimi. Neanche nel caso di Andrea si tratta di una lettera minatoria: gli hanno spedito due cartoncini intestati del Senato della Repubblica italiana con 30 centesimi che starebbero, si capisce, per i più noti e iscarioti 30 denari.

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Incazzate

31 marzo 2010

Qualcuno che ha letto il libro mi ha fatto i complimenti. Molti sono stati zitti. Ma quelli che mi hanno colpito e mi sono piaciuti di più sono quelli, anzi quelle, che si sono incazzate. Reazioni forti. Critiche dure, pesanti, dirette. Senza freni. In un caso per aver dilagato con dolore e tristezza in una visione serena della vita. Io sono felice e tu mi addolori. Aveva ragione Primo Levi: non si deve spargere al vento la propria angoscia. Non la si trasmette al lettore. Non si scrive dei lemming e della loro inclinazione al suicidio. Secondo caso, seconda critica, legittima, accolta: in “Specchio retrovisore” in qualche maniera legittimi la pedofilia, lasciando che il protagonista nutra sentimenti o passioni verso minorenni indifese. Replico: non c’è niente di agìto e il cuore del racconto è tutt’altro, le bambine sono marginali e più simboliche che sostanziali. Ma accolgo la critica, ci rifletto. E ribadisco il mio orrore, la mia lontananza, la mia repulsione. Pazzi sì, ma non fino a quel punto. Senza quell’angolo di cervello, però, non esisterebbe né “Morte a Venezia” di Thomas Mann, né una riga di Nabokov. L’umanità forse ne sarebbe arricchita, la letteratura no. Comunque grazie amiche, grazie lettrici. Grazie per esservi incazzate leggendo.

L’incipit di “Sempre più verso Occidente”

27 marzo 2010

Il decano degli Arunde visse ancora a lungo. Era passato molto tempo da quando recapitò al mittente il farmaco che avrebbe potuto interrompere l’inarrestabile declino del suo popolo. Le defezioni continuarono come sempre.

L’incipit di “… nemmeno fermare su questo pensiero”

18 marzo 2010

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Maledizione, questa macchina proprio non funziona. Bisognerà che un giorno mi decida a cambiarla.

Ma che diavolo sto pensando. Quale giorno? Sembra quasi che io mi dimentichi di aver preso una settimana di ferie per poter scrivere, tappato nella casa di campagna di mia moglie.

Take Radiocor Sole 24 ore del 10 febbraio 2010

25 febbraio 2010

(ALR) “Sempre piu’ verso occidente” – RECENSIONE

Racconti di Daniele Pugliese, direttore di Toscana Notizie

Italo Calvino

Italo Calvino

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 01 feb – Un pizzico di Italo Calvino e delle sue descrizioni minuziose, scientifiche e graffianti. Una spruzzata di Joseph Conrad, del suo gusto per l’esotico e per la crudezza dei fatti. E in aggiunta un po’ di quel gusto per l’assurdo razionale e per i paradossi senza risposta tipico di Dino Buzzati. [Continua a leggere >>]