Tacito

Delle parole

18 luglio 2015

Sono troppo elastiche. Le spostiamo in qua e in là a nostro piacimento con eccessiva disinvoltura, incuranti del danno che ogni volta rischiamo di produrre non solo intorno a noi e nella stretta cerchia delle relazioni più prossime, ma anche potenzialmente su scala planetaria, essendo il linguaggio governato da leggi se non identiche assai simili, al di là delle profonde differenze riscontrabili al suo interno anche solo a pochi chilometri di distanza.

Delle parole stiamo ragionando, sono esse troppo elastiche, spostabili a discrezione con pochi scrupoli.

Quante volte si legge che per amore si è ucciso e cioè che un così nobile, generoso, altruista, protettivo, rassicurante sentimento d’un tratto possa diventare cinico, spietato, incurante, bilioso, orrifico? Eppure si insiste a chiamarlo amore. Che lo si evoca anche al primo sbatter di ciglia o al frinire dinanzi a un’intuizione appena di nudità.

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