Tahar Ben Jelloun

A margine un’idea

7 luglio 2011

Qualcuno – se avesse una dimensione dovrei usare l’aggettivo molti – mi ha chiesto un perché di questa prolungata assenza dal blog. In privato ho risposto spiegando che si tratta di un fatto privato e pertanto qui non lo riporto. Essendo questa una dimensione pubblica, comunque mi scuso col pubblico, anzi con ogni singolo personalmente, anzi con lui o lei che sia, il lettore.

Fra le ragioni del silenzio ve n’è una, tuttavia, che può esser resa nota. Sto ingegnandomi intorno a un libro e mi dà il suo da fare, ma non, purtroppo, un reddito. Non a leggerlo, anche e più d’uno, ma a scriverlo. A margine di questo lavoro per ora non retribuito, m’è venuta in mente un’idea che butto lì per chi avesse voglia, tempo e competenze di accingersi con essa e sceverarla fino all’ultima riga.

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Arabi, ebrei, europei

10 maggio 2011

Tahar Ben Jelloun

Scrive Tahar Ben Jelloun in Giorno di silenzio a Tangeri: «Resta persuaso che la follia hitleriana avesse inscritto nel suo programma l’eliminazione degli Arabi dopo quella degli Ebrei». Non è difficile crederlo. E bisognerebbe riflettere sul fatto che, come ha scritto Primo Levi in Se questo è un uomo, gli anziani del Lager chiamassero i deboli, gli inetti, i votati all’annientamento, «Muselmann», mussulmani (cfr. Primo Levi. Conversazioni e interviste. 1963-1987, a c. di Marco Belpoliti, Torino, Einaudi, 1997, p. 222 n.).

Prendendo spunto da queste due opinioni e pensando alla voglia di democrazia che circola in Medioriente, alle rivolte in corso, e all’anomala presenza di un paese che in quell’area geografica già da tempo vive in una democrazia, mi domando cosa succederebbe se a quell’esperienza si guardasse negli altri paesi che si affacciano a Sud del Mediterraneo. Sì, per quanto folle ed impensabile possa apparire, a un patto, a una solidarietà, fra Israele, il Marocco, la Tunisia, il Libano, la Libia, secondo parametri che non sono quelli delle democrazie in Europa, o degli Usa, o di esperienze altrove.

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Vecchi ricordi

19 ottobre 2010

I vecchi ricordi ci accompagnano fino alla tomba. Che ne è di loro dopo? Non lo so. A volte mi immagino un grande deposito, una specie di capannone dove i morti passano prima di essere sepolti, depositano i loro vecchi ricordi e se ne vanno leggeri alla casa di Dio. Non vedo l’ora di andarci anch’io.

Tahar Ben Jelloun

Il papà di Antonia

3 agosto 2010

Karl Marx

Era il ‘96, che se lo giri fa ‘69, anno caldo per eccellenza, e non in senso pornografico. Antonia avrà avuto quindici anni e c’è da immaginarsi che saltellasse indignata dietro a un camion che sparava musica a tutto volume per manifestare la protesta degli studenti. Chissà che s’era inventata la Gelmini dell’epoca.

Non so se Massimo gioisse di quella passione o ne fosse spaventato, o né l’uno né l’altro, solo incuriosito. So per certo che prese carta e penna, cinque fogli a quadretti, e in rigoroso stampatello, prima di corsivare «Baci Babbo», vergò MARX per ANTONIA.

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