Thich Nath Hahn

Tessere più relazioni

14 novembre 2016

Sono stato qualche sera fa ad un incontro in una piccola bella libreria di Firenze, la Sit’n’Breakfast in via San Gallo. Si parlava di poliamore, neologismo di cui non ero a conoscenza e col quale, ho scoperto, si esprime il concetto di “amori molteplici”, facendo riferimento ad una posizione filosofica che «ammette la possibilità che una persona abbia più relazioni intime (sentimentali e/o sessuali), nel pieno consenso di tutti i partner coinvolti, in opposizione al postulato della monogamia sociale come norma necessaria».

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Attualità dell’idea di Apocalisse

27 ottobre 2016

Questo il testo della relazione Attualità dell’idea di Apocalisse che ho presentato ieri all’incontro su “Apocalissi ieri e oggi” nell’ambito del ciclo Incontri alla fine del mondo organizzato dal Museo Pecci di Prato ed al quale hanno partecipato il professor Marco Ciardi dell’Università di Bologna, che ha parlato di Apocalissi e ricerche d’altri mondi. Atlantide e non solo, e il professor Andrea Mecacci, dell’Università di Bologna, con un intervento su Estetiche dell’apocalisse:

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Su Doppiozero l’apocalisse al Pecci

17 ottobre 2016

Questo il mio articolo pubblicato nel bel sito www.doppiozero.com sulla mostra che inaugura la riapertura del Museo Pecci a Prato dedicata alla fine del mondo:

La fine del mondo dall’astronave del Pecci

Daniele Pugliese

Prima della fine del mondo ci saranno ovviamente “Gli ultimi giorni dell’umanità”. È questo il titolo del dissacrante dramma – 779 pagine nell’edizione Adelphi in 2 volumi – che Karl Kraus scrisse fra il 1915 e il 1922, avvertendo nella premessa il lettore che la sua messa in scena «è concepita per un teatro di Marte», richiedendo «secondo misure terrestri, circa dieci serate».

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La “riappropriazione” di Enrico

27 agosto 2016

Enrico Zoi nella foto del suo profilo Facebook

Enrico Zoi dev’essere entrato al liceo Nicolò Machiavelli di Firenze, all’epoca ospitato dentro la medicea Fortezza da Basso dove ormai si fan solo più mostre di second’ordine o più blasonate sagre di paese, un paio d’anni prima che io, ripetente di un anno perso al ginnasio, me ne stavo per uscire e, se non ricordo male, partecipava a un po’ delle sterminate riunione che si organizzavano all’epoca nelle scuole o nelle case del popolo.

Ci siamo rivisti molti anni dopo tenendoci però, credo, reciprocamente sott’osservazione, perché, come un’altra mezza dozzina di compagni del liceo – mi vengono in mente ovviamente Mario Fortini, e poi Simone Fortuna, Paola Emilia Cicerone, Paolo Russo, per certi versi Francesco Maria Cataluccio, coautore con me di un resoconto sull’ultimo seminario di Cesare Luporini all’Università, e, ma andando ai tempi delle medie anziché delle superiori, Stefano Bucci, sperando non me ne voglia chi rimasto fuori dalla lista –, abbiamo poi intrapreso, con le opportunità che ciascuno ha avuto a disposizione, il medesimo mestiere, quello di dare informazioni, nobile variante di un’attività che c’è chi dice sia quella di far la spia.

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L’esatto preciso istante

2 marzo 2015

Plum Village

Nel brevissimo periodo fortunatamente vissuto vicino a Thich Nath Hahn, ho trovato conferma alla silenziosa e indefinita convinzione che abbia scarso valore e sia poco credibile quanto non è “ora”. Quanto sia inaffidabile ciò che è riferito al passato o al futuro.

Thich Nath Hahn

Dovrebbe essere abbastanza facile da comprendere la precaria aleatorietà di quanto ancora ha da venire, quanto si annidino in questo tempo la velleità, la presunzione, il pregiudizio che solo l’esperienza, l’aver esperito, l’aver trascorso il momento “ora” in cui quella qualunque cosa ha preso consistenza, fa diventare reale, privando del carattere spettrale, onirico, fantasmagorico con cui si presenta.

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Sereni: resto ateo

22 luglio 2013

Il Cristo di Cimabue

Vorrei fugare i dubbi di qualcuno che, avendo letto i miei ultimi scritti, notando l’insistenza con cui mi occupo di Gesù Cristo, e sapendo del mio tenace ateismo, stesse ipotizzando una tardiva conversione al cristianesimo o al cattolicesimo.

Ho usato il termine ateismo e non agnosticismo perché il primo, derivato dal greco àtheos, letteralmente vuol dire “senza dio”, ed indica una posizione filosofica – opposta al teismo, al panteismo, al politeismo e al monoteismo in particolare assunta da un individuo, quale io sono, che non crede in nessuna divinità.

Occorre precisare che essere senza dio e non credere in nessuna divinità non impedisce di ragionare intorno all’idea che si è venuta formando di esso, e negarne appunto il fatto di essere stato pensato, l’esistenza di individui che vi credono, di bisogni interiori che inducano a cercarlo e a ritenere di averlo trovato.

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Meteoropatici

16 maggio 2013

Anche questa mattina il primo pensiero di molte persone è stato una maledizione contro la pioggia, una lamentela per le nubi che sovrastano e coprono il cielo e celano il sole. L’anomalia è evidente perché maggio ha la sua lunga storia di mese ridente dai primi tepori. Ammesso che la bizzarria non sia volere di dio ma effetto di consuetudini che alterano le condizioni della natura, a nessuno probabilmente è venuto in mente, oltre che di prendere l’ombrello, di lasciare l’auto parcheggiata sotto casa o installare i pannelli solari al posto della caldaia a gas metano o, peggio mi sento, del bruciatore a nafta: i primi non dovrebbero emettere anidride carbonica in atmosfera, i secondi sì, come nella maggior parte delle combustioni.

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Opposti contigui

5 maggio 2013

La sintesi fatta da Antonella Blanco – che fa il punto, ad oggi, degli studi svolti per collegare psicologia, fisiologia e chimica – da me pubblicata nel post Del piacere e altri demoni, dovrebbe aiutare a riflettere su qualche comportamento che trasciniamo per inerzia, consuetudine, disattenzione e su talune deviazioni imprecise ed inesatte che talvolta intraprendiamo motivatamente ma con poca saggezza.

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Inserzioni sospette

3 aprile 2011

Thich Nath Hahn

Non so se anche sul vostro profilo Facebook compaiono le inserzioni di alcuni sponsor, suppongo di sì, e non so se in tal caso siano le stesse che compaiono sul mio. Perché se così non fosse, se cioè sul vostro ne comparissero di diverse dalle mie, dovrebbe venirci il sospetto che siamo definitivamente ostaggi.

Mi spiego: per quanto ateo, ho una grande ammirazione per un monaco buddhista che si chiama Thich Nath Hahn e questo probabilmente lo si può desumere facilmente che devo aver cliccato da qualche parte che mi piace la sua pagina; ma che abbia un amore viscerale per Vienna non è cosa poi così nota, così come non si dovrebbe sapere troppo in giro che da quando cammino sulle mie gambe tendenzialmente uso Clark desert boot ben lieto che queste per un po’ siano state di moda. Nè, infine, che qualche anno fa mi sono trovato costretto per necessità a noleggiare a lungo termine un’auto.

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Mani giunte

22 luglio 2010

Plum Village

A Plum Village, da Thich Nath Hahn, fra le altre cose si impara a stare in cerchio in un certo numero di persone e a conversare o fare silenzio con una forma di rispetto che, se l’apprendessimo tutti quanti, non solo ci consentirebbe di stare assai meglio tutti quanti, ma rendere il nostro tempo assai più proficuo, meno dispersivo, finalizzato appunto a star meglio, ad arricchirsi dentro, non a reiterare comportamenti e abitudini che abbiamo appreso e di cui non riusciamo a liberarci.

Durante il ritiro spirituale, ci sono dei momenti in cui ogni gruppo in cui è suddivisa la comunità, si ritrova per lo più sotto l’albero con il nome del quale è stato definito quel gruppo, generalmente accomunato dalla lingua di appartenenza per render più semplice la conversazione, in compagnia di un monaco che un po’ guida o, almeno, fornisce le istruzioni rudimentali.

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La civiltà di Fusia

30 aprile 2010

Il ḥammām nella moschea Hassan II a Casablanca, Marocco.

Fusia (o Fousia, non ho ben capito) che in marocchino sta ad indicare un fiore presumo color fuxia, mi stira le camicie, mi rammenda i calzini e questo comporterà inevitabilmente una ulteriore scriteriata richiesta da parte della ricorrente. Fusia (o Fousia) ha tre figli, ed uno si chiama Amin, e sentirlo parlare al telefono sembra abbia studiato a Yale, anche se usa l’italiano e non l’inglese. Se gli andrà bene farà il cameriere, essendo figlio di una immigrata extracomunitaria, mentre un cretinetto qualunque che biascica le parole e sa solo cos’è una playstation finirà avvocato o giornalista solo perché sua madre va a prenderlo a scuola col suv parcheggiandolo in terza fila prima di lasciarlo a casa per poter lei andare dal parrucchiere o a farsi la manicure. Coraggio, Amin, affila i denti.

Con Fusia – ho deciso, la chiamo così – qualche giorno fa si parlava di civiltà. Ho dovuto spiegarle la parola, e non è stato poi così facile, ma lei, che è intelligente, ha capito, anche se io non son stato tanto bravo. Dopo aver fatto la doccia mentre lei mi aveva cacciato dalla mia stanza per poterla pulire, le ho detto che arabi, giapponesi e finlandesi (più in generale ugrofinnici) sono civili, mentre noi occidentali, europei, italiani, cattolici non lo siamo, o almeno lo siamo meno, o almeno non lo siamo meno nel campo specifico che sto per trattare.

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Forma e sostanza

21 aprile 2010

Maurizio Marinelli - direttore editoriale della Baskerville di Bologna

Maurizio Marinelli - direttore editoriale della Baskerville di Bologna

Maurizio Marinelli, l’editore della Baskerville di Bologna che s’è preso la briga di pubblicare Sempre più verso Occidente e altri racconti a costo di aver a che fare con l’autore più “scassacazzi” che gli sia capitato in vita sua, ce l’ha fatta. In uno dei testi che alimentano la sezione di questo blog intitolata “Dicono di me”, scriveva che la foto di me che compariva in queste pagine era quasi pornografica, rivelando un sorriso che non m’appartiene o, meglio, che esiste ed è esistito solo in un contesto meditativo da un grande maestro che si chiama Thich Nath Hahn. La foto in questione è questa:

A Plum Village nel luglio del 2009

Ora, Daniela Mugelli che s’è presa l’ingrato compito di curar per me le parti più tecnologiche e rognose di questo dialogo in pubblico con chi vuol relazionarsi con me o non ha di meglio da fare, lo ha accontentato, sostituendo l’immagine con un ritratto scattato dall’amico Gianni Pasquini in occasione della presentazione di Sempre più verso Occidente e altri racconti l’8 aprile scorso alla libreria Libri Liberi di via San Gallo a Firenze. Han fatto tutto loro a mia insaputa, segno evidente che nel mio computer si può entrare con una facilità che quasi mi sconcerta. Il risultato è questo:

Alla presentazione di “Sempre più verso Occidente” l’8 aprile 2010 a Libri Liberi a Firenze

Io li lascio fare ed accolgo di buon grado il mutamento e la generosità. [Continua a leggere >>]