Thomas Mann

Attualità dell’idea di Apocalisse

27 ottobre 2016

Questo il testo della relazione Attualità dell’idea di Apocalisse che ho presentato ieri all’incontro su “Apocalissi ieri e oggi” nell’ambito del ciclo Incontri alla fine del mondo organizzato dal Museo Pecci di Prato ed al quale hanno partecipato il professor Marco Ciardi dell’Università di Bologna, che ha parlato di Apocalissi e ricerche d’altri mondi. Atlantide e non solo, e il professor Andrea Mecacci, dell’Università di Bologna, con un intervento su Estetiche dell’apocalisse:

[Continua a leggere >>]

Su Doppiozero l’apocalisse al Pecci

17 ottobre 2016

Questo il mio articolo pubblicato nel bel sito www.doppiozero.com sulla mostra che inaugura la riapertura del Museo Pecci a Prato dedicata alla fine del mondo:

La fine del mondo dall’astronave del Pecci

Daniele Pugliese

Prima della fine del mondo ci saranno ovviamente “Gli ultimi giorni dell’umanità”. È questo il titolo del dissacrante dramma – 779 pagine nell’edizione Adelphi in 2 volumi – che Karl Kraus scrisse fra il 1915 e il 1922, avvertendo nella premessa il lettore che la sua messa in scena «è concepita per un teatro di Marte», richiedendo «secondo misure terrestri, circa dieci serate».

[Continua a leggere >>]

Noi, forse “salvati”

28 agosto 2016

L'ingresso della "Fortezza da basso"

Nel ringraziare Enrico Zoi per l’intervista che mi ha fatto su “esserciweb” prendendo spunto dalla pubblicazione ora nel blog e poi in un e-book delle mie interviste raccolte in Appropriazione indebita, ho menzionato un certo numero di ex studenti del liceo classico Niccolò Machiavelli di Firenze che hanno poi intrapreso come me la strada del giornalismo, e nel ripescare i loro nomi nella memoria – in qualche maniera ripercorrendo i corridoi ed entrando nelle classi di quell’ex edificio militare, direi proprio una caserma con le sue camerate, nel quale ci si imbatte una volta varcato il grande portone di legno che su viale Filippo Strozzi, di fronte al Palazzo dei congressi, consente di accedere alla Fortezza da basso progettata da un pool di architetti al servizio dei Medici, tra i quali spicca Antonio da Sangallo il Giovane – ho visto decine e decine di volti proprio come in una sorta di Facebook privato, a molti dei quali associo un nome e un cognome, qualcuno di una persona a cui sono molto legato, a partire dalla mia ex moglie, ma anche altri amici ed amiche che vedo più o meno frequentemente ma sempre con il medesimo entusiasmo e sentimenti mutati sì ma non ininfluenti, e tanti altri compagni di scuola che invece restano anonimi o rarefatti o come sbiaditi, qualcuno anche svanito.

[Continua a leggere >>]

Benefica o malefica? Musica

5 dicembre 2015

Avevo conservato due ritagli di giornale tratti dal medesimo numero di Repubblica, quello di sabato 7 novembre scorso, uno a pagina 35 e l’altro a pagina 55, il primo scritto da Giuseppe Videtti e il secondo da Valerio Magrelli. Li ho tenuti perché hanno un argomento comune e una evidente contraddizione.

La musica è la mia cura, titola il primo, un’intervista a Giuliano Sangiorgi che – io lo ignoravo – è il leader dei Negramaro, gruppo rock italiano nato nel 2001. Precisa un occhiello: «Scrivere canzoni mi ha fatto accettare il dolore». Nel testo infatti il cantante spiega che due canzoni scritte subito dopo la morte del padre lo hanno cambiato: «È stato come un vaccino, mi hanno dato tutto il dolore del mondo in un’unica soluzione, un antidoto per crescere e rivoluzionare me stesso attraverso quella drammatica esperienza».

[Continua a leggere >>]

Kultur – Civilisation

16 agosto 2015

Kant

Voltaire

Nei commenti che ho letto durante i giorni più drammatici della crisi economico-politica greca, quando in molti si sono schierati contro il rigore tedesco o, dietro di esso, contro il tornaconto e la gelida contabilità bancaria sovranazionale, il capitalismo finanziario globalizzato, ho colto riferimenti alla storia e alle origini culturali del continente a cui abbiamo dato un parlamento con doppia sede, una parvenza di governo non democraticamente eletto ed un’incerta intelaiatura di norme e regolamenti, ma mi è sfuggito il richiamo ad un tema che per decenni, secoli anzi, ha scandito il dibattito ideologico concettuale dagli Urali alle spiagge sull’Atlantico: la contrapposizione tra Kultur e Civilisation.

[Continua a leggere >>]

Gesù, gli idioti e altre storie

21 luglio 2013

Hans Holbein il Giovane, Il corpo di Cristo morto nella tomba (1521)

Per gli antichi greci un individuo che non rivestisse cariche politiche, per accedere alle quali si dava per scontato fosse indispensabile avere conoscenze specifiche ed esperienza, era un idiótes. Questa parola significava “uomo privato” e con essa si differenziava un generico cittadino da uno che invece, appunto, ricoprisse o avesse ricoperto un ruolo pubblico, e perciò fosse colto, capace, esperto e preparato.

[Continua a leggere >>]

Il fratello del mentecatto

29 marzo 2011

Tu credi nell’ingegno che non abbia nulla a che fare con l’inferno? Non datur! L’artista è fratello del delinquente e del mentecatto.

Thomas MannDoctor Faustus

Incazzate

31 marzo 2010

Qualcuno che ha letto il libro mi ha fatto i complimenti. Molti sono stati zitti. Ma quelli che mi hanno colpito e mi sono piaciuti di più sono quelli, anzi quelle, che si sono incazzate. Reazioni forti. Critiche dure, pesanti, dirette. Senza freni. In un caso per aver dilagato con dolore e tristezza in una visione serena della vita. Io sono felice e tu mi addolori. Aveva ragione Primo Levi: non si deve spargere al vento la propria angoscia. Non la si trasmette al lettore. Non si scrive dei lemming e della loro inclinazione al suicidio. Secondo caso, seconda critica, legittima, accolta: in “Specchio retrovisore” in qualche maniera legittimi la pedofilia, lasciando che il protagonista nutra sentimenti o passioni verso minorenni indifese. Replico: non c’è niente di agìto e il cuore del racconto è tutt’altro, le bambine sono marginali e più simboliche che sostanziali. Ma accolgo la critica, ci rifletto. E ribadisco il mio orrore, la mia lontananza, la mia repulsione. Pazzi sì, ma non fino a quel punto. Senza quell’angolo di cervello, però, non esisterebbe né “Morte a Venezia” di Thomas Mann, né una riga di Nabokov. L’umanità forse ne sarebbe arricchita, la letteratura no. Comunque grazie amiche, grazie lettrici. Grazie per esservi incazzate leggendo.

L’incipit di “Amore in buca”

12 marzo 2010

A Monica, contro ogni evidenza

Si precipitò allora in un negozio di libri del centro e, con un certo stupore del commesso, ordinò due volumi di un dizionario enciclopedico della lingua italiana. Poi passò da un vecchio amico che lavorava in una tipografia e lo pregò di spaginargli quei due vocabolari. Anche l’amico, come il commesso, lo guardò con aria stupita, ma non gli fece neanche una domanda. Era basso e dall’aspetto fragile, ma sembrava un rude boscaiolo quando sfasciò le due copertine di cartoncino telato. I volumi, ancora rilegati, finirono l’uno accanto all’altro sotto una potente taglierina che non sembrò faticare molto per affondare la lama nelle oltre duemila pagine dopo che il linotipista l’ebbe allineata a pochi millimetri di distanza da dove partiva l’inchiostro.