Tofane

Scenari

4 agosto 2010

Le Tofane

Le Tofane le comprò un magnate. Così si dice, perché nessuno l’ha visto in volto. Resuscitò il corpo degli Alpini e li mise all’opera. Eran tutti maghrebini, disposti a tutto per un tozzo di pane. Di pita, anzi. Scavarono e scavarono nella roccia, portati su dagli elicotteri. La trasformarono in un residence. Erano ambientalisti e lasciarono le piste di sci, gli impianti di risalita e anche la pista del bob. Ci portarono però un centro commerciale, altro che cooperativa! E un eliporto. Le piscine non si contano come i campi da tennis. Uno solo il green del golf, a bassa quota, dove l’erba è sempre verde. Pressati dalle autorità previdero anche un maxiparcheggio rimasto incompiuto. Del resto ogni masso può ospitare un suv, e anzi è lì che il suv si sente tale. Spianarono le vie degli alpini, le fortificazioni, le gallerie: dimentichiamo la guerra, è dannosa per i bambini. Marmotte e caprioli furono imbalsamati, anche l’ultima aquila reale. Una teca preservò i fiori. Di lassù finalmente si poteva vedere il mondo. Tutte le altre vette furono rase al suolo. Venezia era là, all’orizzonte. Il magnate disse: «Ora arrivo lì».