violenza

Guerriglieri

11 agosto 2010

Un militante di Autonomia Operaia

Ho ascoltato due guerriglieri narrare le loro gesta in scontri con la Polizia, in epoche più lontane di quelle in cui anch’io ho conosciuto la violenza in piazza o in luoghi più lontani, dove la tortura non era un’eccezione illegale com’è avvenuto più tardi a Bolzaneto, ma la regola, la caratteristica del regime.

Quando mi era capitato di narrare i miei ricordi di quegli anni, insieme a un amico che ne ha prese e ne ha date assai più di me, ma con cui condividevamo lo stesso incosciente e consapevolissimo sprezzo del pericolo, qualcuno ci aveva visto come eroi e si è immaginato dietro una vita fantastica, speciale, degna d’esser ricordata.

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Il blocco di Lunaspina

5 aprile 2010

Le chiesi un Laphroaigh con un bicchier d’acqua a parte.  Me li mescolò, come fossero un Martini, mescolato, non shakerato. Poi, quando ha capito, mi ha chiesto scusa. Fa questo per campare. Per studiare in una Università che neanche le spiega cosa mettere nel piano di studi. Fa di più per campare. La domenica, credo, canta, e la sua voce è molto bella. Poi si cucina, dà il cencio per terra, si rifà il letto dove ha fatto l’amore con il suo fidanzato, un quasi ufficiale gentiluomo, coltiva i suoi fedeli amici e una manica di mattacchioni o ballerine di lap dance. Si chiama Irene, ma pretende d’esser chiamata Lunaspina, ed io obbedisco. È giovanissima, non giovane, per questo le ho fatto conoscere Christoph che come lei ha già scritto un libro. Lei lo ha pubblicato, lui è in attesa e alla Mursia si diano una mossa, per favore. Dal suo libro ho rubato questo racconto.

Lunaspina

Il blocco

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