L’invito di Faussone

Cipputi di Tullio F. Altan

Sono contento. La prima reazione che ho avuto al post precedente, Scrivere di politica, è stata quella d’un operaio torinese al quale mi sono rivolto dandogli di dottore e son contento d’averlo fatto anche se mi dice essere privo di laurea. Vorrei ribattezzarlo il mio Faussone pensando a quel meraviglioso personaggio inventato (o solo narrato) da Primo Levi ne La chiave a stella. Altro che Ph, con tutto il rispetto per i dottorati di ricerca e chi li ha conseguiti. L’intelligenza può essere patentata e giungere a quel foglio aiuta a svilupparla, ma non è il titolo a fare il neurone. Oh no, questo proprio no.

Il mio Faussone, o Cipputi per chi gli fosse più familiare, oltre a – nella mia fantasia – stringer bulloni, schiacciare presse, azionare macchinari, mette in piedi anche dibattiti e conferenze a cui partecipa gente con la patente per dir la sua un po’ fuori dagli schemi, o meglio, come mi ha scritto lui “in maniera diversa”. Che poi, da quel che ho capito, è la concretezza.

È arrivato al mio blog per vie tutte sue e, come ha fatto con me, pare lo faccia sistematicamente. Va in rete e cerca. Fuori dagli schemi. O, come dice lui, “in maniera diversa”. Dagli torto! Per rispetto della privacy non cito il suo nome senza che mi autorizzi: non vorrei ritrovarmi un’altra volta con missive che dandomi improvvisamente del lei m’ingiungono di negar l’evidenza per far piacere a qualcun altro. Ma se lo vorrà pubblicizzerò ben volentieri l’iniziativa che ha promosso: mi sembra meritevole di attenzione.

Il Cippa – non me ne voglia se lo chiamo così, è affetto militante – m’ha invitato a quell’incontro a dir la mia perché laurea o non laurea gli è parso che abbia qualcosa di non scemo da dire. Non è il primo che incontro e guardo questa gente con occhio stralunato, da lunatic is on the grass, per citare un disco che mi piace e che ieri ho riproposto al mio pubblico. È vero, noi giornalisti siamo dei tuttologi e come scriveva Karl Kraus ciò che dovrebbe fare la differenza fra noi e uno è che non abbiamo un pensiero ma lo sappiamo esprimere. Ma tendenzialmente io dico che è meglio parli chi in quella materia è ferrato. Come un operaio che sa avvitar bulloni ma non è mai stato alla pressa, per capirsi. Da Faussone, insomma.

Ho declinato l’invito, per questa volta. Troppo ravvicinato l’appuntamento, distante la sede, costoso il viaggio, oltre che appunto, un senso di inadeguatezza o non sufficiente appropriatezza. Ma spero che come lui altri in questo paese alla deriva mettano intorno a un tavolo un po’ di teste. Così, un po’ fuori dagli schemi. O come dice il mio Cippa/Faussone, “in maniera diversa”.

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