Data ovunque

La nostra, checché se ne dica a volte, è una grande civiltà. Ha messo la data a molte cose. È indicata la scadenza sulle confezioni dei farmaci e la maggior parte dei prodotti alimentari confezionati porta impresso entro quando sia preferibile consumarli. In entrambi i casi, talvolta, è segnato anche il giorno o il mese di produzione o inscatolamento almeno. I giornali la riportano sia nei dintorni della testata che in ognuna delle pagine che si sfogliano. Una volta obliterato il biglietto dell’autobus ci ricorda quand’è che l’abbiamo preso. Ogni bollettino postale, ricevuta del bancomat, scontrino della spesa, modulo presentato ad uno sportello indica con precisione lo spazio temporale in cui quell’operazione è avvenuta. I computer non sono da meno e registrano evidentemente o talvolta in forma più discreta giorno di creazione e di modifica di un documento.

La data compare in molti tabelloni luminosi lungo le strade e sulle principali arterie di scorrimento, sui cruscotti delle auto e ormai sulla quasi totalità degli orologi, delle sveglie, dei televisori e delle radio. Nelle banche, negli uffici pubblici e nei principali luoghi di ritrovo delle persone è raro che non ci sia uno strumento che non indichi l’ora e il giorno, il mese, l’anno. Chi timbra il cartellino ne è facilmente edotto.

Io, tuttavia, la metterei dappertutto, in ogni dove. Dovrebbe comparire, secondo me, a fianco di ogni gesto compiuto, di ogni parola detta o scritta, anche la più insignificante. Ogni nuova conoscenza andrebbe catalogata almeno mentalmente secondo il giorno, il mese e l’anno in cui si è realizzata, così come ogni mutamento, innovazione, retrocessione e quant’altro. Non si può non sapere quando si è fatto benzina e quando la si è consumata. Dobbiamo poterci ricordare ogni singolo istante in cui ci siamo nutriti e quello in cui abbiamo consumato ognuna delle sostanze introdotte nell’organismo. Ogni pensiero avrebbe bisogno della sua registrazione in un calendario, condiviso e consultabile di modo che sia evidente a tutti quand’è stato partorito per la prima volta ed evitare così spiacevoli ripetizioni, altrimenti dette plagi.

Trovo riduttivo limitarsi a celebrare il giorno di nascita, quello di matrimonio e in memoria la data di morte e lasciare che le anagrafi conservino solo queste, tutt’al più i cambi di residenza e le variazioni di stato civile. Le cartelle cliniche dovrebbero essere più minuziose sotto questo profilo e i registri di classe non limitarsi alle presenze, alle assenze e ai giorni di interrogazione: ci vorrebbe un diario più dettagliato relativo a ogni giornata trascorsa da uno studente, di qualunque ordine e grado egli sia.

La cosa migliore sarebbe una scatola nera applicata a ciascun individuo fin dal suo concepimento, un microchip capace di registrare ogni istante della vita di qualsiasi persona, registrandone finanche la più piccola emozione, ogni battito di ciglia che magari potrebbe celare chissà quale epico sconvolgimento. Se non v’è traccia, che ne è altrimenti d’una esistenza?

Poi ci si sveglia un mattino e ci si chiede che giorno sia oggi. E se sia così diverso da com’era ieri o da come sarà domani. Perfortuna c’è una data a ricordarcelo.

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3 Responses to “Data ovunque”

  1. Fabiola scrive:

    Parossistico? Maniacale? Spesso le persone autistiche hanno questo tipo di rapporto con i numeri, le date e la memoria!
    Preferisco svegliarmi una mattina e chiedermi che giorno è.
    Fabiola

  2. Daniele Pugliese scrive:

    La risposta sarà sempre la stessa: oggi. Un giorno, un mese, un anno.

  3. Fabiola scrive:

    Ne “L’isola del giorno prima” Umberto Eco” costruisce una storia mirabile sulla linea di confine che per convenzione umana stabilisce il cambio del giorno e lì la definizione di tale data non è poi così certa, senza chiamare in causa lo sconvolgimento prodotto dalla teoria della relatività o quella sulla percezione in relazione al tempo!
    Come tutte le convenzioni umane pur con la loro utilità, tali restano cioè convenzioni! Convenzioni maniacali, nel modo in cui ne parli, decisamente in contrasto con l’eremo su di una montagna.
    Se ti svegliassi una mattina in un luogo isolato senza indicatori a display senza cellulare e senza tv ecc ecc, al massimo saresti in grado di stabilire l’ora solare (ma solo di giorno) di quel luogo e forse se fossi un acuto osservatore della natura circostante (anziché un uomo urbano) potresti stabilire la stagione climatica di quel luogo.
    La risposta non è detto che debba essere sempre la stessa!
    Fabiola

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