Reminescenze

Un gettone telefonico

In molti, su Facebook, hanno pubblicato o stanno pubblicando un piccolo video che ricorda i trastulli più o meno seri di quelli che, anno più anno meno, appartengono alla mia generazione. Il video è facilmente riconoscibile perché la prima immagine è un ormai introvabile gettone telefonico, l’unico modo con cui un tempo si poteva chiamare casa da fuori, quello con cui all’inizio telefonavo a l’Unità per dettare i miei articoli se mii trovavo lontano dalla redazione o da una sezione del Pci, e dall’altra parte c’era una dimafonista come la Tamara.

La galleria di reminescenze potrebbe ispirare qualche altro Philippe Delerme che qualche anno fa, nel 1997, scrisse, a mio parere sulla scia del sapore della Madaleine di Proust, con brio e attenta osservazione, La prima sorsata di birra altri piccoli piaceri della vita.

Il video rammenta con quanta maggior semplicità ci si divertisse e quanto tutto ciò fosse più sostenibile, meno inquinante. Tanto per dirne una, i pattini andavano a quattro ruote e si adattavano al piede quando questo cresceva con un semplice allungamento della pianta: due giri di vite e via.

Ci sarebbe da crogiolarsi in quei ricordi, se non fosse che siamo proprio noi la generazione che ha consentito tutto il resto, tutto quello che è venuto dopo. Abbiamo fatto le prime radio libere e poi le tv private sono diventate la nostra ossessione; abbiamo voluto i seminari all’università e ora, giustamente, ci lamentiamo degli esami che assomigliano a poco più d’un’interrogazione; abbiamo sperimentato il sesso libero e non abbiamo ancora trovato una dimensione accettabile e sopportabile per i nostri sentimenti e le nostre emozioni ed erezioni o inumidamenti.

Ingombra la fetta più ampia della mia vita il fastidio per il “noi” con cui ho nutrito la mia gioventù e non riesco a identificarmi in quei simboli che invece mi identificano e mi accomunano. Se un noi ci dobbiamo portare addosso, dovremmo vederlo per intero, con quel che di buono ha fatto e con gli errori che ha commesso. Forse, la possibilità di uscire da un’empasse che sembra condannarci (qui il “ci” investe tutti, noi, voi, loro, ognuno) per qualche altra generazione almeno, passa proprio da questa critica e autocritica.

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One Response to “Reminescenze”

  1. cristiana scrive:

    Non sarebbe stato umano metterci in gioco con tanto entusiasmo ed energia senza andare incontro ad errori e noi sicuramente ne abbiamo fatti tanti come era ovvio vista la nostra età ed inesperienza. Ma meglio sbagliare che sopravvivere abulicamente così come oggi spesso succede a molti giovani, fortunatamente non a tutti!.

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