Mi chieda scusa

Non mi unsco al coro di quanti, comprensibilmente e, nelle sedi opportune, giustamente, ora chiedono al Presidente del Consiglio di dimettersi. C’è ovviamente un senso in questo, dal momento che 4 importanti scelte politiche di questo governo sono messe in discussione dalla stragrande maggioranza degli italiani, ma resto dell’avviso che a decidere chi guida un paese siano le elezioni politiche e che queste debbano essere indette nelle sedi opportune, quelle istituzionali, e ancora che la caduta dei governi debba avvenire secondo modalità che si decidono nelle assemblee parlamentari, sul Colle o, ma allora occorre una sommossa o quanto meno uno sciopero generale di contenuto fortemente politico, direttamente da parte del popolo.

Pretendo però che il signor Berlusconi Silvio, mi chieda scusa e, con me, a molti milioni di italiani. Per averci insultato, per aver indotto la popolazione a contravvenire ai diritti/doveri sanciti dalla Costituzione, per aver trattato con leggerezza e ipocrisia le nostre ansie, le nostre preoccupazioni, le nostre premure.

Se esiste un qualche avvocato sensibile a quello che sto dicendo, sarei lieto si attivasse “pro bono”, vale a dire senza poi presentarmi la parcella, a trovare il modo di chiedere tale soddisfazione nell’unico luogo dove i cittadini possono chiedere soddisfazione dei torti subiti, e quindi anche delle offese: le aule di tribunale.

Dubito sia così e pertanto suggerisco una più antica modalità di risarcimento: un duello. Una leale sfida all’alba dietro la chiesa. Gli sto gettando il guanto in faccia e gli lascio la scelta dell’arma.

E se infine dovesse sottrarsi anche a questa modalità, sono pronto a camminare con lui sui carboni ardenti.

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