Memorie giovanili

Claudio Cicero in una foto di Paolo Maggi

Ho già accennato, in Un cadeau del passato, all’iniziativa intrapresa da alcuni di coloro che, all’incirca fra il 1973 e il 1978, animarono il Movimento studentesco fiorentino, l’organizzazione autonoma, unitaria e di massa che raccolse nei licei, nelle scuole professionali e negli istituti tecnici la passione, l’impegno e la voglia di cambiare di una generazione.

C’è stata, così mi raccontano, una cena piacevole, non nostalgica né retorica, neanche condita di rancori, dove hanno prevalso i ricordi, la memoria, il piacere di incontrare di nuovo persone con cui si era condiviso un pezzo importante della propria esistenza, una di quelle esperienze che lasciano il segno. E così, lì, è venuta voglia di lasciare un segno. È stato avviato un gruppo aperto su Facebook che si chiama via Guelfa 64 r, perché quello era l’indirizzo dove ci si riuniva e che compariva in calce ai volantini che, in realtà altrove, stampavamo.

Malgrado non abbia partecipato alla cena, ho accettato l’invito a far parte di quel gruppo telematico e di aggiungere i miei ricordi e le carte del mio archivio personale a una memoria più vasta che merita di essere conservata, ed ora proverò a spiegare, in breve, perché.

Perché il Movimento studentesco fiorentino – quello che molti a torto ieri e forse ancor oggi confondono con la Fgci, l’organizzazione dei giovani comunisti che pur ne fu l’artefice e il sostegno –, fu un movimento unitario, di massa e autonomo, tre fondamentali caratteristiche che tenerle insieme è difficile, lo era allora ed è evidente, basta guardarsi intorno, che lo è, senz’altro ancor più, oggi. Ognuna di queste tre caratteristiche era indispensabile perché ci fossero le altre: non avrebbe potuto essere, e invece lo fu, di massa, cioè raccogliere veramente un ampio numero di adesioni e consensi, se non fosse stato unitario e autonomo, né avrebbe potuto essere unitario se non fosse stato autonomo e di massa, né autonomo se non unitario e di massa.

Ci sono poi altre caratteristiche che lo hanno contraddistinto, ma riguardano forse di più i suoi singoli militanti che non il loro essere insieme. Quelle tre, in virtù delle quali fu possibile protestare ma senza mai travalicare i limiti della democrazia, che ci spinsero ad essere solidali con chi nel mondo veniva oppresso e che ci portarono a resistere – sì, il verbo è appropriato – al tentativo del terrorismo di costruirsi un sostegno popolare e diffuso, mi sembra che invece meritino appunto la memoria storica e il non disperdersi nel ricordo individuale.

Contribuirò quindi come posso a questo piccolo progetto, lo confesso, con una speranza: che chi oggi ha l’età che noi avevamo allora possa sentire che val la pena rinunciare a un pezzetto di sé per far largo al pezzetto d’un altro, ma che essere fianco a fianco in questo può consentire di raggiungere qualche risultato, qualche meta, qualcosa che sembri impossibile ma in realtà totalmente non lo è.

P.S. Che quell’esperienza sia stata per me determinante prova ne è il fatto che quando l’editore dei miei racconti Sempre più verso Occidente mi ha chiesto una breve biografia da mettere in terza di copertina del libro, mi son premurato a specificare, dopo le mie origini torinesi e prima della mia vita dedicata al giornalismo, che in quel movimento avevo militato.

One Response to “Memorie giovanili”

  1. Claudio Cicero scrive:

    Complimenti un post che in poche righe riassume con efficacia lo spirito e gli intenti di quell’esperienze x molti versi unica che ha segnato un periodo nella nostra città

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