Lezione universale

Il cinema Universale di Firenze

Ieri sera ho guardato su Youtube, suddiviso in 9 spezzoni, il film/documentario di Federico Micali, Cinema Universale d’Essai, del quale il Dizionario del cinema di Morandini dice:

«Era un cinema di Firenze, in via Pisana 43 nel quartiere del Pignone, vicino alla Porta San Frediano. Si trasformò in d’essai nel gennaio 1974 con programmazione mensile su richiesta del pubblico. Divenne, riflettendo quegli anni di caos, un polo d’attrazione politico-culturale specialmente per gli studenti universitari di sinistra, una scuola d’immedesimazione anarchica per tutti coloro che trovavano al cinema quel che inutilmente cercavano nella società».

Disponendo, in qualità di disoccupato che non riceve nemmeno risposte alle proprie offerte di lavoro, di un certo quantitativo di tempo, mi sto impolverando alla ricerca di documenti che consentano di ricostruire la storia del Movimento studentesco fiorentino nel quale ho militato negli anni Settanta (vedi qui Un cadeau dal passato e Memorie giovanili) e spremo la mia memoria per collocare nella maniera più veritiera possibile i ricordi nel tempo, e mi sembrava che ritrovare una traccia di quel che avveniva in quel cinema, nel quale anch’io andavo ma non con grande frequenza a differenze di amici e compagni che erano lì quasi tutte le sere, potesse essere di un qualche aiuto, una angolazione dalla quale guardare per essere più documentati e consapevoli.

In effetti è stato così. La storia di quella passione politica si incrocia con quella dell’Universale, e forse anche con Spazio Uno, il cineforum di via del Sole, o la sala dei salesiani (credo) al Romito dove lì davvero si andava per far confusione, perché dai preti era trasgressivo, nel quartiere operaio, invece, una consuetudine. O ancora l’Alfieri alle poste nuove, forse ancor più dell’Universale una bolgia dantesca e il cineforum di via Pisana di cui non ricordo il nome ma credo che ad animarlo all’inizio ci fosse anche mio fratello Davide. E poi i teatri: l’Affratellamento in via Orsini, l’Sms di Rifredi e la Flog al Poggetto.

Spettacolo e divertimento, sì, ma anche voglia di sapere e conoscere, di apprendere, di aprirsi. Se si guardano le foto di come eravamo, avevamo tutti un giornale in tasca, e non era solo il segno distintivo della nostra appartenenza, perché in molti casi oltre alla propria bandiera c’era anche una mazzetta di testate quando ce lo si poteva permettere.

Molti di noi passavano intere serate a casa, leggendo libri, sottolineandoli e prendendo appunti, letture che andavano ad aggiungersi a quelle su cui al mattino successivo obbligatoriamente avremmo dovuto saper rispondere e non avremmo potuto farci prendere in castagna. Non troppo almeno. Non così tanto che ci impedisse di andare avanti.

La storia del cinema Universale è più lunga di quella del movimento degli studenti. La precede e la oltrepassa e va a schiantarsi contro un muro nel 1989 nel fragore di un ben più importante muro che crolla per qualcuno sulle note di The Wall dei Pink Floyd. Intreccia la televisione: dal Lascia e raddoppia di Mike Buongiorno che costringeva i titolari del cinema a sospendere le proiezioni per mandare in onda il quiz nazional-popolare all’illusione di un pullulare di Telelibere che si trasforma subito, invece, nella piratesca costituzione di un impero di cui oggi conosciamo bene la tentacolarità. Intreccia la violenza, da quella degli anni di piombo a quella del calcio e delle tifoserie, valvole di sfogo di appartenenze “improduttivamente” applicate. Intreccia gli amori, i generi, la sessualità e la comprensione dell’altro, dell’altra, del diverso. Intreccia la droga e il cliché con cui gli indiani sono stati strappati alle praterie e gli aborigeni alla grande colonia penale della lontana Europa.

Guardare indietro fa bene, è giusto ed è salutare, se si lasciano da parte la malinconia e la coazione a ricercare sempre un’età dell’oro, spostandola ogni anno un anno più avanti. Ma richiederebbe anche di tirare delle somme. E questo è molto più difficile, perché può anche significare rimettersi in discussione: ora come allora?

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