Quei fatti rilevanti

Il corpo di Aldo Moro ritrovato in via Caetani

Domani, come avviene da 34 anni, qualcuno ricorderà il rapimento di Aldo Moro a Roma da parte delle Brigate Rosse, il 16 marzo 1978, e io non voglio aggiungere un’inutile voce al legittimo coro, perché dell’argomento s’è scritto di tutto e di più, anche se, come molti sostengono, non si sa tutto e molto resta ancora in ombra.

Ho come l’impressione, però, che, di quel che si sa, non si sia sufficientemente prestato attenzione a ciò che quel fatto comportò per chi vi assistette sgomento e trepidante, vale a dire a quanto produsse nelle nostre teste, alle modificazioni anche psicologiche che ha prodotto in tutti coloro che, al di là della vicinanza all’uomo, subirono quell’atto di violenza.

Che l’obiettivo di un attacco terroristico quasi sempre non sia quello immediato, ma quello che produce nelle coscienze, lo smarrimento o il panico che instilla, è cosa nota e, per certi versi, proprio l’omicidio Moro fu invece, probabilmente, uno di quelli in cui l’obiettivo era anche quello di colpire quell’uomo della Dc o le sue idee o la sua azione politica. E tuttavia, anche in quel caso, chi volle, decise, organizzò, eseguì doveva aver in qualche maniera presente nella proprio mente cosa esso avrebbe scatenato negli individui, nelle folle, nella popolazione che si sarebbe incollata al televisore per capire cos’era successo.

Sono molti gli eventi nella vita di un individuo – intendo qui quelli esterni, non vissuti personalmente – che producono in lui una mutazione, un salto, una deformazione, e probabilmente, per chi c’era allora, quello fu uno di questi. È difficile conteggiarli quegli eventi ed esistono ovviamente sensibilità individuali o anche accidentalità esistenziali che influiscono nel rimarcarne più alcuni di altri: io, per esempio, per ragioni private, ero assai distratto da altro quando furono uccisi Falcone e Borsellino che, da un punto di vista storico, non sono probabilmente da meno, meno determinanti e sconvolgenti, appunto dell’omicidio Moro, perché anch’essi hanno segnato una svolta in Italia, una cesura fra un prima e un dopo.

Voglio dire che molti di noi dopo via Fani, o più probabilmente dopo via Caetani, non sono stati più gli stessi di prima: non interamente gli stessi di prima. C’è stata una modificazione, s’è spezzato qualcosa. Ovviamente siamo presi da un bombardamento di esperienze personali e accadimenti di cronaca che è difficile isolare queste “rivoluzioni emotive”, questi “sconvolgimenti psicologici”, e finiamo per incasellare ogni cosa, pur nel rispetto della propria gravità e nella consapevolezza della sua importanza, in un apposito scaffale della libreria allestita all’interno del proprio cervello, ma se osservassimo con attenzione ci renderemmo conto che qualcuno, e solo qualcuno, di quei volumi ha la costola rossa e colpisce l’occhio dando una rapida scorsa a quei palchetti su cui abbiamo allineato i nostri libri.

Non sono neanche in grado di dire esattamente in cosa consista questo scossone e nemmeno, francamente, di enumerare gli altri che lo equivalgono, ma sono abbastanza certo di non essere nel torto e, a una obiettiva riflessione, di non trovarmi solo in questa condizione d’animo.

Tags:

Leave a Reply