Realtà e fantasia

Titolo di un lancio Ansa di oggi da Torino: Uccide prostituta, poi scrive un libro. L’uomo arrestato dai Carabinieri ha 34 anni, ne sono state diffuse le generalità e si conoscono i reati di cui è accusato: omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Nel febbraio scorso avrebbe inferto numerose coltellate su una donna di nazionalità nigeriana giunta in Italia chiedendo asilo politico, che si prostituiva tra Carignano e Torino, fino a farla morire per poi gettarne il corpo nel Po dove fu ritrovato nei pressi di San Mauro Torinese.

Nel manoscritto La rosa e il leone, riferisce l’agenzia di stampa, si narrerebbe una vicenda ispirata al fatto di cronaca: un incontro tra un uomo e una donna ai bordi di una strada, un’infatuazione lì detta “storia d’amore” e infine il delitto, compiuto servendosi di un fucile anziché di una affilata lama.

La cronaca de La Stampa, quotidiano di Torino, è ovviamente più dettagliata, e dà un’altra versione di quest’ultimo dettaglio. Nel manoscritto la rosa, la donna, viene strangolata, e il leone, l’uomo, si suicida poi sparandosi un colpo di fucile.

Il titolo dell’articolo di Alberto Gaino è Lo scrittore che volle diventare protagonista del suo racconto. Riporta un brano virgolettato di quel testo: «L’Africa per me significava Nigeria. E Nigeria significava le donne. E le donne per me rappresentavano l’Assoluto in terra. L’Assoluto in termini di bellezza».

All’omicida gli inquirenti giungono scorrendo i tabulati del telefonino della donna. Ha ricevuto 1900 chiamate dagli stessi numeri tutti intestati alla stessa persona tra il febbraio 2011 e il 28 novembre scorso quando la giovane sparisce. Dopo quella data i telefonini di lui tacciono. Si trasferisce infatti per un certo periodo a Londra.

Poi trovano una lettera indirizzata alla donna: «Ad A., la vera custode dei miei segreti». Verso la quale dice di provare un «sentimento incontrollabile e tremendo». Dice che voleva redimerla, strapparla alla strada, scioglierla dalle catene, liberarla dai lacci. Ed ecco la lama affilata.

La cronaca non dice se c’è un rifiuto, un desiderio non corrisposto, neanche entra nei dettagli della relazione che si instaura tra i due: chi paga, chi compra, chi vende e non si vuol vendere. Ma è questa l’ipotesi che si prospettano gli inquirenti, paraggi della gelosia.

Riferisce invece delle fantasie letterarie o dei deliri trasposti sulla carta: «Lei era stata conquistata fin da subito dai suoi lunghi capelli». «Si era innamorata di lui che, per quanto simpatico, era più squattrinato di un ladro in manette». L’immaginazione incontra la ruvida consistenza della realtà: l’uomo risulta effettivamente disoccupato. Ammette, pare, che quelle donne di colore sono muse ispiratrici di una vena narrativa altrimenti priva d’ossigeno.

Come molti aspiranti scrittori che traspongono sulla carta il pedante registro degli avvenimenti accaduti, anche quelli più banali ed insignificanti: gli ingredienti della colazione di questa mattina, il ritardo dell’autobus alla fermata del viale vicino a casa. Ai quali però si abbona il non aver avuto fantasie orribili, ma, sia chiaro, solo fantasie.

Il protagonista di questa storia, invece, l’efferato non l’ha innalzato servendosi dell’alfabeto, che è rimasto trito come gli ingredienti della colazione di una mattina o il ritardo di un bus. Serviva un coltello. Sangue. Morte. Davvero.

«È così – scrive – che ora uno scrive di me».

Tags: ,

Leave a Reply