Un sogno lungo un giorno

Aveva ragione Wittgenstein: «Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere». Ma forse la sua verità andrebbe spinta oltre e si dovrebbe far maggiormente tesoro dell’invito al silenzio, alla tesaurizzazione delle parole, ad evitare di queste lo spreco e la dispersione. I suoni purtroppo si sommano ai rumori e il brusio che ne deriva, quella vibrazione di sottofondo, è di disturbo non solo alle orecchie – martellate da clacson, catalitiche, spot, annunci sull’autobus di qual è la prossima fermata ed heavy metal – ma a quella parte di materia grigia che alberga poco distante da esse, proprio lì dietro e alle vibrazioni che questa, la materia grigia, è capace di produrre se solo la si accosta e la si mette in buona compagnia dei – o in relazione proficua con i – solleciti della pelle. Abbiamo cinto il pianeta di una rete che potenzialmente almeno consente a un aborigeno dell’Amazzonia di relazionarsi con un eschimese con il cronometro al posto del calendario, dimenticando che la ragnatela ha lo scopo di far restare impigliati. Abbiamo costipato questo scarabocchio elettrotecnico ed elettromagnetico – atomico per definizione – di 0-1 0-1 capaci di riprodurre alternandosi tra loro l’intero alfabeto in tutte le lingue disponibili e per ciò clonare ogni libro conservato in una biblioteca, ogni articolo pubblicato su un giornale, ogni pensiero affiorato alla mente e anche la Pietà di Michelangelo o i dipinti di Rubens o la foto di Kate Moss o l’intera filmografia di Bergman ed ogni partitura di Vivaldi in tutte le esecuzioni possibili e immaginabili. Occhi e orecchie e presto forse anche le narici sono pronti all’esplosione o all’implosione, ad avvitarsi su se stessi, a conoscere la pesante sostanza della compressione, qualcosa che si dice abbia caratterizzato la materia al momento del Big Bang dal quale tutti saremmo derivati. Potremmo accettarlo come destino ed anzi costruirci sopra una nuova religione votandoci ad essa con fede e devozione. Oppure ribellarci e sperimentare un giorno solo in cui all over the world l’unica scritta visibile è off. Un giorno solo. Tanto per provare. Un’umanità in letargo 24h. Sola con i suoi sogni.

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