Sinistri confini

Su la Repubblica di ieri, Gad Lerner rammentava un parametro che chi ha ancora voglia di dirsi di sinistra dovrebbe tener di buon conto, sapendo che proprio la sinistra ha tradito più volte questo principio ed ogni volta è stato un bagno di sangue.

Gad Lerner

L’articolo di Gad Lerner, che prende le mosse dalla nefasta data in cui si innescò il primo conflitto mondiale, si intitola 1914-2014, Il banco di prova della sinistra e il parametro o principio in questione è quello dell’internazionalismo, della rinuncia a dazi e frontiere in virtù della considerazione che si è cittadini del mondo e questa sta alla base dell’universalità, dell’uguaglianza intesa non come clonazione degl’individui in stile Rank Xerox ma equa spartizione di medesimi diritti, doveri, opportunità, soddisfazione di bisogni e riconoscimenti di individualità.

Qualche decina d’anni fa, alle soglie del nuovo millennio, la sinistra s’è fatta scippare, anzi pare abbia voluto rinunciarvi di sua spontanea iniziativa, un neologismo che avrebbe forse potuto darle nuova linfa nel momento in cui è crollato il muro – l’abbattimento di una frontiera e niente più sosta alla dogana –, ci si è scambiati un gesto di pace, il breviario veniva riposto in soffitta: globalizzazione.

Questa parola le avrebbe offerto praterie sterminate – una circonferenza di credo circa 40 mila chilometri ai proprio piedi –, e anche il libero scambio di cui qualcuno già la ammantava poteva esser colto nel suo significato più vero – quello d’una relazione fra pari retta dal libero arbitrio e dal reciproco desiderio di stare insieme anziché dall’antico adagio del mio profitto con cui io posso fottere te – ma i giovinastri dell’epoca e noi adulti ai primi completi in tasmania abbiamo lasciato che divenisse il nuovo vessillo di negrieri sempre più sparuti e anonimi, qualcuno addirittura scegliendo come proprio nome di battaglia, come definizione del proprio antagonismo, l’essere no-global, come se i seguaci di Lenin avessero preferito no-internazionalisti a bolscevichi.

È in quegli stessi anni che ha preso corpo quello che a molti di noi sembrava finalmente un passo avanti in questa direzione di sinistra pronta a inglobare, accogliere e includere anziché escludere – femmina verrebbe da dire, anziché fallica – una federazione di Stati, un concorrere di diversi verso l’unione, anzi, proprio di quelli che dividendosi fra loro avevano da poco sparso orrore a livello mondiale, ben oltre i confini del proprio continente.

Quell’Europa della pace, dialogante, civile, altra rispetto a un capitalismo spietato e a un comunismo deviato, forse solo socialdemocratica, capace di tenere insieme tanta diversità rispettandola, non i cavilli della banana raddrizzata, del parmesano, ora dello spread.

È curioso, i conti degli Stati van tenuti in ordine e i debiti pregressi onorati proprio nel momento in cui gli Stati sono al loro minimo storico e non onorare i debiti pregressi è la virtù decantata sotto il nome di libero mercato.

E così, anziché riformare le Nazioni unite, si sono usati i caschi blu per piegare i riottosi, senza che la sinistra battesse ciglio. In questo centenario del 1914 ricordato da Gad Lerner, meriterebbe rifletterci.

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