Ragazzate

Lino Cima (a destra)

Nei giorni scorsi ho letto qualcosa riguardo la giovane età dei partigiani durante la Resistenza, in particolare, se non ricordo male, la scoperta di alcune fotografie conservate negli archivi delle forze alleate, che ritraggono adolescenti e addirittura bambini italiani con il mitra in mano o la divisa indosso.

Al di là della testimonianza storica ho avuto l’impressione dell’ennesimo tentativo di manipolazione, la subdola insinuazione che “la plebaglia”, al pari delle mercenarie truppe di un raccogliticcio esercito impegnato in una guerra per bande, assoldasse infanti incurante di cosa suggeriscano l’etica e i costumi civili.

L’età dei combattenti e di coloro che sono stati insigniti di riconoscimenti per l’impegno e il coraggio spesi durante quei combattimenti ho sentito oggi per radio era effettivamente in media piuttosto bassa, ma fra i 20 e i 30 anni, non minorenni, benché vi fu senz’altro chi imbracciò un’arma con il latte ancora alla bocca e forse negli occhi l’orrore di massacri nei quali gli adulti più cari erano appena stati sterminati.

La tessera 2014 dell'Anpi

Forse studi specifici sull’argomento esistono e se non esistono non sarebbe insensato produrli, e questo ovviamente è un auspicio. Ma merita forse io riporti quello che narra mio padre, di suo fratello Cristoforo, Rino per tutti, militante nei Gap torinesi, che rispedì a casa il più piccolo – è del ’28, nel 1943-44 doveva avere 15 o 16 anni – il quale aveva chiesto anche per sé uno Sten o una Smith & Wesson. Il massimo che gli consentirono, credo, fu portar qua e là un po’ di stampa clandestina, che era comunque roba per cui si potevan passare dei bei guai.

Più intrepida e temeraria mia madre – classe 1929 – con sua sorella Angela, la maggiore, a cavallo di una bici con le borse stipate di burro, uova, ma più probabilmente munizioni e bombe a mano da portare allo zio Lino, comandante garibaldino nelle valli di Lanzo.

Certo gioventù e un po’, come avviene in quelle stagioni, di incoscienza o temerarietà, anche un pizzico di pazzia, ma poi han messo la testa a posto e sono diventati adulti anche loro. O forse almeno ci hanno provato.

Per onorar quello che han fatto per me, per la mia generazione, per quelle venute dopo, anche oggi ho ripreso la tessera dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia.

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