I fatti e il fatto

In un commento a un post nel gruppo Facebook “Sono stato iscritto al Pci”, leggo una considerazione marginale ma che ha richiamato la mia attenzione invitandomi a una riflessione aggiuntiva. La riporto non citandone l’autore non per non dargli il merito che gli spetta e tanto meno indebitamente impossessarmi del suo pensiero – mi basta e m’avanza il mio –, ma per rispettar la sua privacy e il fatto che quella considerazione lui l’abbia fatta lì e non altrove, come qui, dove magari non vuol apparire.

Insomma, scrive il commentatore «C’è gente che crede di essere comunista e poi legge il fatto, un giornale dal nome già reazionario, non esistono i fatti».

Non ne convegno, altrimenti non avrei intrapreso il lavoro che ho esercitato e non prediligerei la terza persona, meglio descrittiva e freddamente anglosassone, all’additante seconda o alla violenta e straripante prima.

Però ha ragione il commentatore a dir che il nome di quella testata è già di per sé reazionario, o se si preferisce un qualunque altro aggettivo che – come quello per uno sedicente di sinistra – indichi un che di negativo, e tal carattere negativo deriva non dalla parola adottata, ma dalla sua coniugazione al singolare.

Il fatto è come la pravda, la verità, di cui uno, anticipando la triplice w ed anche la regola delle cinque w, diceva di esser lui essa ed anche, in contemporanea, la vita e la via.

Differentemente i fatti danno conto del variegato, del molteplice e del multiforme, del contraddittorio e sono loro che concorrono a determinarne anche quello che in qualche maniera definiamo come singolo, che so io, un incidente stradale o l’ultimo in ordine di tempo degli omicidi o l’innesco di una guerra, laddove appunto un complesso di eventi, mosse, azioni, reazioni, atti ed attività danno copro a qualcosa che ha consistenza, quasi materialità e quindi dimostrabilità od inconfutabilità, ed una solida e pesante presenza.

Io credo esistano i fatti, uno qua da noi e altre dozzine, centinaia, copiosità altrove, dall’altra parte del globo o di sghembo a qualche grado solo di latitudine, con concatenazioni e congiungimenti che non ci lasciano indifferenti o preservati dal contagio e dall’infezione, e vadano ben distinti dalle opinioni, dai commenti, dalle valutazioni, più in genere dal detto anziché dal fatto.

Distinzione che nel giornalismo avviene sempre meno e ormai in maniera del tutto marginale, il che a lungo mi ha fatto sognare di dar vita a un giornale che proprio si chiami “Fatti & opinioni”, concedendo al marketing l’utilizzo della & al posto della e.

I fatti esistono, eccome se esistono, che li si riducano a un fatto o a un’opinione, non sminuisce l’ingombro della loro accidentalità.

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