Punti di vista

I capi di Stato alla manifestazione di Parigi ripresi dal basso

Ho ricevuto, anche da persone che stimo, qualche sconsolato e stupito commento alla frase che ho scritto sulla mia bacheca di Facebook – ovvero sia, “Che tristezza: ci avevo creduto” – con il link ad un articolo del “Manifesto” di lunedì 12 gennaio, nel quale si evidenziava che la foto pubblicata da vari quotidiani con numerosi capi di Stato in corteo a Parigi contro il terrorismo, non li ritraeva alla testa della manifestazione popolare di protesta, ma è stata scattata, per così dire, sotto una campana di vetro, ad uso degli obiettivi dei fotografi, e dal basso verso l’alto facendo supporre una fiumana di gente alle loro spalle, mentre invece al seguito non c’era nessuno, gli altri, i tanti, erano altrove.

La stessa immagina scattata dall'alto

Ma di che ti stupisci, sostanzialmente dicono i miei detrattori, non comprendi le ragioni di sicurezza? Ti parrebbe sensato che una cinquantina di obiettivi sensibili si espongano così ingenuamente al rischio di essere colpiti dai terroristi?

Hanno ragione i miei detrattori. Hanno pienamente ragione i miei detrattori. Per quanto abbia diligentemente studiato Machiavelli, Hobbes e Lenin in gioventù, non ci ho ancora fatto pienamente il callo, e talvolta sbianco come una mammola, dimenticando cinismo e senso della realtà. E di questo non posso far altro che prendermela con me.

Che ad onor del vero, però, è esattamente quello che amareggiato confessavo: d’averci io creduto. Non me la prendevo col fatto che loro – i capi di Stato – o qualcun altro in combutta – i media – me l’avessero fatto credere, no, con me mi adiravo, com’è solitamente mio costume.

Certo, ce l’avevano detto che la stessa celebre immagine del miliziano colpito a morte a Cordova nel 1936 dai franchisti, scattata quasi ai suoi piedi da Robert Capa, è in odore di falso o quanto meno ha il sapore della manipolazione che poi Photoshop ha reso un’arte, ed io non solo tenendo conto del punto da cui è stata fatta l’inquadratura, ma dalla giacca indossata malgrado il freddo da Hollande, o dal punto di fuga verso il quale convergono gli sguardi della Merkel, di Sarkozy e di Renzi, o ancora da qualcuna delle espressioni in volto a chi è alle spalle dei big, avrei dovuto decifrare, suppore, sospettare, relativizzare e, soprattutto, scaldarmi meno, non aver quell’attimo di emozione, essermi detto fra me e me, che bello, due milioni, un popolo in piazza, tutti uniti a dir pacificamente di no alla violenza, con un obiettivo comune che unisca anziché dividere, e indistintamente, senza barriere, caste, appartenenze.

Che c’è di male, dicono giustamente i miei detrattori, se quel blasonato parterre, se quella tribuna d’onore, ha scrupolosamente seguito le indiscutibili prescrizioni dei servizi di sicurezza e delle guardie del corpo, limitando l’esposizione ed il rischio di una falcidiata che in una frazione di secondo avrebbe decapitato una bella fetta del gotha mondiale e messo in brache di tela quanto meno l’intero continente europeo?

Ripeto, non ho usato né la parola bene, né la parola male, mi sono limitato alla tristezza, ad uno stato d’animo, a un fremito che s’è affacciato ed io non posso farci niente, o meglio, a due fremiti, il primo festoso, soddisfatto, pieno di orgoglio, ed il secondo l’amarezza, la delusione, il ridimensionamento.

Certo, la manifestazione c’è stata ugualmente e, quantunque i big non fossero alla testa del corteo, al corteo c’erano ugualmente, o se non altro nelle sue vicinanze, o quanto meno nella scenografia che intorno ad esso apparati di sicurezza e media hanno approntato.

Ma a me in un baleno il pensiero è andato a Giorgio Almirante, a quando scese dalla sua auto e con coraggio si presentò, dichiaratamente nemico, ma rispettato avversario, come un Daniele sceso nella fossa dei leoni, al funerale di Enrico Berlinguer.

E soprattutto a quest’ultimo, all’ostinazione con cui rimase sul palco dinanzi ai suoi compagni condividendone la nobile causa, come quella che ha sfilato ora per le vie di Parigi.

Se io fossi l’erede di Bin Laden, il più sanguinario dei terroristi, avrei timore di un capo di Stato che, come fece Salvador Allende alla Moneda, se ne sta lì con l’elmetto in testa e il mitra in mano, non curante delle pallottole che gli fischiano intorno.

Certo, è un set televisivo anche quello che ritrae Amedy Coulibaly con il kalashnikov alle spalle, ma la mia democrazia speravo non fosse una fiction.

P.S. Fra le obiezioni che mi vengono sollevate c’è quella che sarebbe bastato guardare Sky per rendersi conto che non c’era alcun intento manipolativo. Anche qui mi scuso, son io in difetto: non possiedo e non guardo la tv. Ma i giornali davano a credere, con le immagini e con le parole, che appunto quella fosse la testa del corteo.

One Response to “Punti di vista”

  1. Matteo scrive:

    José Mujica, ex presidente uruguayano, girava senza scorta, senza auto diplomatica, andava all’ufficio postale come un comune cittadino e si comportava come una persona di umili origini. Quando un politico, un capo di governo, è amato e rispettato, perché si è fatto amare e rispettare col suo lavoro al servizio del popolo, non ha nulla da temere da quest’ultimo. Quei signori, invece, quelli che si sono recati alla marcia parigina solo per fare mostra di sé ai fotografi e alle telecamere, quelli che dicono di combattere il terrorismo ma che sono i primi ad aver portato il terrore in altre parti del mondo lontane dai fotografi e dalle telecamere; insomma gente come Sarkozy, Merkel, Netanyahu, Poroshenko, che si è fatta odiare non solo da altri popoli (rispettivamente ivoriano, greco, palestinese e russo) ma anche dai propri, questa gente giustamente teme una folla di manifestanti, teme per la propria incolumità. Avrebbero tutte le ragione di questo mondo, quei manifestanti separati da un cordone di agenti, dai loro governanti, per mostrare a quest’ultimi il loro disappunto.
    Probabilmente non sarebbe accaduto nulla. Perché purtroppo le persone sono eterodirette dai media, e perciò hanno individuato il loro nemico nell’Islam. Ma il nemico, spesso, come diceva Brecht, marcia alla propria testa. Ma questo è un altro discorso.

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