Libera nos domine

È la pigrizia che non mi fa consultare quella funzione del Content management system – il programma di immissione dei contenuti in questo blog, detto Cms – che consente di sapere quanti hanno letto un determinato post, ovvero sia di procedere con delle statistiche dalle quali derivare l’apprezzamento o l’interesse verso un contenuto piuttosto che un altro, né d’altra parte mi sono di aiuto, in questo caso, i commenti lasciati da chi ha letto e deciso di dir la propria al riguardo mettendosi in mostra e sfidando le altrui reazioni, eccezion fatta per l’infaticabile Matteo di cui prima o poi dirò qualcosa.

Tuttavia ho buoni motivi per credere che non siano passate inosservate le considerazioni che ho svolto all’indomani della clamorosa tragedia aerea provocata da un uomo che ha deciso scientemente di eliminarsi trascinando giù con sé da 9.000 metri 150 persone, i passeggeri e l’equipaggio del volo Germanwings 4U9525, precipitati il 24 marzo scorso alle 10.31 in una località di montagna della Francia mentre volavano tra Barcellona e Düsseldorf.

Le reazioni mi sono giunte verbalmente, quasi con pudore, confessate più che dette, da persone che conosco meglio ed altre che non conosco affatto, il cui commento mi è giunto solo per interposta persona, riferito, e nel caso specifico da persona che conosco poco, ma forse moltissimo.

Per chi non avesse letto Morire senza uccidere, facendo un torto alla complessità del ragionamento lì sviluppato – a favore di una estrema sintesi, per così dire, giornalistica – evidenzio l’ultima frase dello scritto: «Se lo Stato garantisse cianuro di potassio o cicuta a chi ne fa richiesta e si ammazza senza sporcare di sangue le trombe delle scale, senza interrompere il traffico dei treni sulle linee ferroviarie, senza coinvolgere nel frontale a velocità folle innocenti di passaggio, senza abbattere un intero airbus… quello sì sarebbe uno Stato civile, laico, dignitoso e animato dalla pietas».

L’obiezione principale è che Andreas Lubitz, il copilota di 27 anni della Germanwings, non volesse propriamente suicidarsi e, pertanto, se anche avesse disposto di un’opportunità più facilmente raggiungibile, meno cruenta e, per così dire, “a buon mercato”, non se ne sarebbe avvalso, dal momento che il suo reale intento, l’obiettivo vero e proprio, era quello di commettere un gesto eclatante che facesse parlare di lui, anche a costo di essere assente al momento della celebrità, ovvero sia con il rischio di non poter assistere al clamore e a quel quarto d’ora di fama che Andy Warhol sosteneva spettasse a tutti una volta almeno nella vita, non specificando se anche dopo la morte.

In altre parole mi si contesta, ma senza acrimonia, che non saremmo esenti da tali atrocità e ingiustizie se anche beneficiassimo – riprendo le parole del mio scritto – di uno Stato maggiormente civile, laico, dignitoso e animato da pietas, al punto tale da garantire ad ogni proprio membro, divenuto un individuo fragile al capolinea, il diritto di eliminarsi consapevolmente, senza complicazioni, in maniera certa ed indolore, di giungere in fondo al proposito protetto dalla comunità e disponendo del mezzo per farlo.

Ne ho convenuto. Sì, certo, niente lascia credere, lo ripeto, che nel caso di Andreas Lubitz l’intento fosse limitato al farla finita, al congedarsi, alla rinuncia definitiva, ed anche la forma più avanzata di società – quella a cui ancora non smetto di ambire perché fatta da uomini saggi che saggiamente provvedono a se stessi – non impedirà, come ci ha spiegato Musil e un altro sacco di gente parecchio acuta, i Moosbrugger e i loro emuli su scala piccola o grande. Ma è altrettanto certo, e gli articoli comparsi sulla stampa al riguardo – circa le consultazioni via internet da parte dell’aviatore tedesco, ripetutamente finiti su pagine alla ricerca di ciò che ha a che fare con il togliersi la vita, con il suicidio, con la morte procurata di sé – sembrano dimostrarlo, che quello era diventato un chiodo fisso, un pensiero ricorrente, una fissazione, stati d’animo contro i quali, ad un certo punto, mi sembra si possa far poco, non ci sono terapie, farmaci, illustri consulenze, amorose attenzioni, oculatissime parole.

L’ho affermato inequivocabilmente nel mio scritto su quella sciagura che il caso specifico era per me solo un pretesto, per dare alimento e una ragione ancora più incontestabile al ragionamento che sostengo pubblicamente da un pezzo, quello appunto di consentire l’eutanasia nel caso dell’accanimento delle cure, della vita larvale del comatoso, del male inguaribile, e con essa il diritto dell’individuo a disporre della propria vita.

Altri commentatori, mi è stato riferito, avrebbero trovato toccante la riflessione, aggiungendo – cerco di ricostruire le parole – di non sentirsi indenni dopo quella lettura, comunque modificati, ed io credo in effetti di aver toccato un nervo scoperto, un argomento dal quale non ci si può esimere. E so che potrei essere denunciato per apologia di reato, perché l’istigazione al suicidio è punita per legge, ed io sto istigando lo Stato stesso a favorirlo, convinto che, per quanto perfetto, democratico e umano possa diventare, non potrà mai strappare quel vuoto dentro, quel sentirsi inutili con tutto inutile intorno. Che si salvino, almeno, gli altri 149.

P.S. Sul web sono circolate nei giorni scorsi le prime spaventose scene di un recente film di Pedro Almodovar che credo si intitoli Gli amanti passeggeri. Lì il caso è diverso, c’è un individuo intenzionato ad uccidere quelli che ritiene i suoi carnefici. Qualcosa di più simile a un kamikaze, pronto a immolarsi per una causa.

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One Response to “Libera nos domine”

  1. Antonella scrive:

    Caso specifico a parte (non mi ci addentro, lo hanno già fatto in tanti), forse hai davvero ragione tu, Daniele: se fosse garantita una morte “a buon mercato”, legale, indolore, accessibile, probabilmente si priverebbe il gesto estremo di gran parte dell’aura di eccezionalità che l’accompagna e chissà forse si potrebbe assistere, per così dire, a un calo di appeal del gesto stesso. In ogni caso, pur condividendo nella sostanza le tue considerazioni, credo che neanche col cianuro di potassio ci si possa illudere di salvare gli altri 149 (o 55, o 7, o 1200), sia che si trovino in volo con lui oppure siano a terra, ad aspettarlo, da qualche parte.

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