Viaggio a Invisibilia

Ho recentemente riletto Le città invisibili di Italo Calvino. Godendone, sia nel ri-regalarmelo che nel leggerlo a una donna, come se ogni frase pronunciata, sussurrata, sibilata, recitata o declamata, corrispondesse a un bacio sul collo o a una spinta delle reni, e immaginando verso la fine che si potrebbe riscrivere un libro pressoché identico senza plagiarne l’autore, senza sottrargli la paternità originaria e i meriti che gli spettano, anzi, rendendogli omaggio, come fossimo in un castello di destini incrociati o se una notte d’inverno un viaggiatore – io, anzi lui – avessi intrapreso, anzi avesse intrapreso, anzi avessimo intrapreso, una spedizione, la stessa di Marco Polo e con lui di Kublai Kan, cicerone uno, virgilio l’altro, infine un poeta nella sua selva oscura, fra Torino dove io sono nato e Santiago de las Vegas, dove nacque lui, o a Sanremo dov’è approdato, o a Torino dove ha preso le mosse, e là lo hanno conosciuto mia madre e mio padre, e chissà come sarebbe andata se avessi accettato quel giorno di varcare il cancello d’ingresso della pineta delle Rocchette e sentir dire ciao Italo, ti presento mio figlio, quello a cui hai regalato le fiabe russe e quelle africane e le italiane e lui sognava sul principe Ivan…

Allora avrei descritto Firenze, la città dove più a lungo ho vissuto, e Torino dove sono nato, e ancora Bologna nella quale ho provato a sopravvivere e Cortina d’Ampezzo che resta il mio sogno per via delle sue montagne intorno, e Mantova, ma anche Perugia e messe in fila una dietro l’altra Venezia, Padova, Verona, Vicenza. Avrei descritto Siena, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto, ma anche Prato e Pistoia ed Arezzo, New York, Londra e Parigi, ovviamente Toronto, quasi tutti i principali centri dell’Australia, Sidney, Melbourne, Perth, Adelaide, Brisbane, ma anche Vienna, Salisburgo, Praga, Edimburgo, Barcellona, Bordeaux, Tolosa, Bergerac, Oxford, Napoli, Bari, Otranto e certamente Dimentica o Smemorata.

E per ognuna di esse, fantasticando o attingendo alla memoria, scardinando il reale, avrei da buon architetto ridisegnato ognuna delle mie città invisibili, ognuna realistica al punto da risultare solo una cartolina, e ognuna così immaginifica che nell’atlante delle utopie non potranno far altrimenti che citarmi così come ho fatto ora io con Eudossia, Leandra, Laudomia, Zobeide, Diomira, Adelma che per certo, checché ne dicesse Calvino, o Marco Polo o il Kublai Kan, erano più vere del caleidoscopio con il quale le abbiamo guardate.

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