Stranieri 1/2: le regole

Ecco le regole per vivere e lavorare qui

Questa scheda, curata da Alberto Tassinari, illustra le principali regole giuridiche nelle quali si imbatte lo straniero che decide di trasferirsi in Italia.

Per soggiornare regolarmente in Italia tutti i cittadini stranieri devono possedere il permesso di soggiorno. Questo va richiesto entro tre giorni dall’ingresso in Italia e viene rilasciato dalla Questura della città italiana dove si abita. Nella domanda va specificato il motivo della permanenza nel nostro paese (studio, lavoro, turismo, ecc.).

La validità di permesso di soggiorno dipende dal motivo della richiesta. Ad esempio chi intende fermarsi in Italia per frequentare una scuola o l’Università ottiene un permesso di soggiorno valido per la durata del corso scolastico (in genere un anno accademico); chi invece intende fermarsi per motivi turistici oltre due mesi dall’ingresso ottiene un permesso valido tre mesi. Per prolungare la permanenza nel nostro paese occorre ovviamente rinnovare il permesso di soggiorno.

Per lavorare regolarmente in Italia, tutti i lavoratori stranieri non appartenenti alla Cee (per i quali esiste la libera circolazione della manodopera) deve possedere una autorizzazione al lavoro ed un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. In questo caso la validità del permesso dipende dalla durata del contratto (in genere un anno). La procedura da seguire che normalmente deve essere espletata quando il lavoratore straniero si trova ancora nel suo paese di origine è questa:

1)- Chi intende assumere un lavoratore straniero fa domanda all’Ufficio Provinciale del Lavoro; questo concede l’autorizzazione dopo aver accertato la indisponibilità della manodopera nazionale o Cee a ricoprire quel posto per il quale si è fatta richiesta;

2)- Il lavoratore straniero che ha ricevuto il permesso di lavorare in Italia ottiene il visto di ingresso dal Consolare Italiano.

3)- Entro tre giorni dall’ingresso nel territorio nazionale il nostro deve richiedere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro che gli viene rilasciato dalla Questura.

Anche per lavorare come domestica o come cameriere occorre seguire la procedura indicata; è possibile però mettersi in regola e ottenere una autorizzazione al lavoro anche per chi è entrato nel nostro paese come turista ed ha poi trovato una famiglia disposta ad assumerlo come domestico. Per chi proviene da paesi come la Spagna, l’Austria, la Svizzera, la Svezia, esistono norme particolari più favorevoli.

I rifugiati riconosciuti dalla Stato italiano (quasi tutti provenienti dai paesi dell’est) possono lavorare nel nostro paese in alcuni casi senza la verifica della indisponibilità di lavoratori nazionali o Cee. Per tutti gli altri (la stragrande maggioranza) non esiste nessun privilegio. Per chi proviene dai paesi non europei è possibile ottenere solo il riconoscimento da parte dell’Alto

Commissariato dell’Onu per i Rifugiati. Questo attestato non prevede la possibilità di lavorare in Italia; inoltre l’assistenza concessa dura fino all’emigrazione definitiva.

Lo straniero in regola con i permessi (nonché i famigliari a carico) ha diritto ad ottenere gratuitamente la assistenza sanitaria (visite mediche, ricoveri, visite specialistiche); chi invece non è in regola non gode di tale possibilità.

l’Unità, 7 luglio 1985

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