Stranieri 2/3: la lingua

La lingua è il problema più grande

Se una colf filippina o capoverdiana passa da una casa fiorentina ad una casa romana e chiede dov’è l’«acquaio»,il «cencio» e la «granata» per dare inizio al suo lavoro, con molta probabilità la signora romana penserà che la nuova collaboratrice domestica di colore non conosce l’italiano.

L’esempio può essere preso per uno scherzo e senz’altro contiene una certa esagerazione, ma mette in luce uno dei tanti aspetti che ha il problema linguistico per i lavoratori stranieri immigrati in Italia.

La maggior parte dei lavoratori stranieri, infatti, conosce il lessico limitato al proprio lavoro ed ignora la morfologia e la sintesi. Solo pochi sono in grado di affrontare una vera e propria conversazione con altri italiani. Non c’è dubbio che per gli stranieri, dopo il problema delle garanzie legislative, quello linguistico è problema che deve essere affrontato con massima urgenza.

Il possesso della lingua, infatti, è uno degli strumenti primari per incominciare a parlare di inserimento.

In Lombardia ed in Emilia Romagna ormai da anni sono stati istituiti corsi di alfabetizzazione della lingua italiana e della lingua di origine. Anche in Toscana se ne parla da tempo e la speranza è che si giunga al più presto ad una definizione di questi interventi.

E’ importante che gli stranieri e i loro figli seguano corsi della lingua di origine, sia per mantenere vivo il legame con la loro identità culturale sia per non perdere gli strumenti indispensabili per poter tornare nel loro paese d’origine, nel caso che decidano, dopo una fase di emigrazione, di farvi ritorno. In questo senso la cultura italiana non deve in alcun modo oscurare o sovrapporsi, come molto spesso invece tende a fare, alla cultura di appartenenza. Deve invece essere vissuta in un ambito di confronto.

Il problema linguistico richiama immediatamente quello scolastico. Il rapporto scuola-immigrazione è sempre molto difficile. Trent’anni di immigrazione dal sud e dalle isole verso il nord non sono bastati ad introdurre nella nostra scuola una formazione che tenga conto del concetto del relativismo culturale.

In Toscana, per la particolare immigrazione lenta e a sgocciolamento, mancano analisi dettagliate sul rapporto immigrazione-successo scolastico. Ma anche da indagini limitate a piccole aree è possibile constatare che la situazione non è affatto rosea. Laddove queste ricerche sono state fatte (è il caso di una indagine di G. Lo Sapio condotta in una scuola media di Campi Bisenzio) è stato riscontrato che le difficoltà scolastiche aumentano in rapporto all’immigrazione interna. Non c’è dubbio che questi possano essere estesi al fenomeno dell’immigrazione dall’estero.

Maria Pina Santoru

l’Unita, 10 luglio 1985

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