Cinquanta euro di disOrdine

Euro in banconote

Ho rinunciato a 500 euro. Si potrebbe dire: gettati al vento. No, li prenderà qualcun altro. Perché in cambio avrei dovuto scrivere dieci articoli. Cinquanta euro a pezzo. Ci sarà sicuramente qualcuno disposto a buttar giù due cose in cambio di 50 euro. Coi tempi che corrono. Con la fame di fare questo mestiere che non ha più contorni e punti di riferimento.

C’è una cosa che si chiama Ordine dei giornalisti. In molti lo disprezzano e ci sono dei motivi per farlo. Più d’uno. Ma io sono contrario alla sua abolizione. Non perché voglia mantenere in piedi una casta, ma perché penso che fosse, o potesse essere, un arbitro di quel che deve fare o essere uno per fare o essere un giornalista ed anche un arbitro nei confronti di terzi, gli editori per esempio, o i legislatori o gli inquirenti, in caso di situazioni che mettano a repentaglio quel che deve fare o essere uno per fare o essere un giornalista. Nel suo piccolo, un Leviatano.

Be’, quell’ordine ha fissato delle tariffe con i minimi sotto i quali non si dovrebbe e non si potrebbe essere pagati. Nessuno le rispetta. E la giungla non incontra contestatori. O qualcuno, magari, che dica che quelle cifre sono inappropriate. Semplicemente a qualcuno non le danno e tendenzialmente siamo molto, molto, molto sotto quella cifra. A qualcuno danno di più. Ai ragazzini gli spiccioli. Inezie. Per tempi sterminati. Impreparati prima e impreparati dopo perché basta riempiano quello spazio.

Ho rinunciato a quei 50 euro pensando che se a me che ho più di trent’anni d’esperienza sulle spalle e posso raccontare cose che pochi sanno o ricordano e che il mio valore aggiunto è dato proprio da questo, a uno che non ne ha viste di belle e i byte occupati son molti di meno, possono anche dar solo un paio di lenticchie. E questo mi pare sbagliato, una di quelle cose che ci faranno precipitare.

Molti hanno giustamente protestato per l’invito allo sciopero dei lettori lanciato dal premier, nessuno ha ricordato che molti anni fa quella stessa idea la lanciò D’Alema. E non dico che sia la stessa cosa. Credo tuttavia che i lettori avrebbero diritto di far sentire la propria voce e dire quando capiscono o non capiscono quello che leggono. In altre parti del mondo funziona così e non esce una riga che non abbia avuto più di un riscontro.

Penso che invece sarebbe utile lo sciopero dei precari, dei giornalisti a riga, e anche di quelli che per far 60 righe ne han consumati di tacchi. Ma il mondo non gira così. Non è l’esistenza quella che conta.

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