Copricapi

Cappelli

La sua passione era la psicologia. Si era persuasa, o l’avevano indotta a farlo, che questa fosse la sua specialità. Ciò in cui primeggiava e che avrebbe potuto riscattarla dall’angusta posizione nella quale si era trovata o si era cacciata nella vita. Era convinta di penetrare nelle menti altrui, di comprenderle, di accorgersi da un gesto, da una parola cosa passasse in quelle teste e, soprattutto, di poter interpretare tutto ciò, di dargli una spiegazione, di trovare cause, ragioni, rimedi.

In effetti un sopracciglio corrugato le rivelava che in chi aveva di fronte potesse esserci un cruccio, perché i crucci corrugano e, checché se ne dica, cogliere questo sintomo non è alla portata di tutti. Così come un attimo di esitazione in una risposta le dava la certezza d’aver colto un disagio, probabilmente una menzogna taciuta, nascosta. Era convinta che un animo fosse tutt’altro che scandagliabile, solo sensibilità particolari e una prolungata esercitazione potevano infilarvisi dentro.

Come ci si senta dentro, affranti o gaudenti, disperati o catatonici, poco l’interessava. Non era questo l’ambito della sua scienza. Anzi, l’empatia con l’emozione, col dolore, con l’estasi, le risultavano contaminanti, perciò dinanzi a confessioni per i più indicibili e desiderose di conforto, opponeva lunghi silenzi che l’altro poteva interpretare come rispettosi ascolti e incondizionate accoglienze.

Eran troppo forti, troppo paralizzanti le paure e le fobie che l’attanagliavano per potersi concedere quell’apertura a un animo aperto, per sentir la vibrazione che lì per lì deve lasciarti imperterrito e un istante dopo sbriciolarti. Il rischio era trovarsi a rotolare senza senso lungo un pendio la cui fine non si sapeva dov’era. E questo poteva essere indice di gran solidità.

Forse non è un caso che l’altra sua grande passione fossero i cappelli. D’ogni forma e foggia, stile e epoca. Coprivano il capo, impedivano di vederlo, di vedervici dentro, lo proteggevano da colpi d’aria che sono pestilenziali.

Un giorno, in un negozio, ne trovò uno che le parve il più bello di tutti. Lo si poteva abbassare fino alle caviglie, coprendo così tutto il corpo, che dico, la persona, l’anima, la psiche, un tenue soffio, un colpo d’aria pestilenziale.

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