Decisioni

Esistono situazioni nelle quali una decisione va presa nell’arco dei secondi, né dei minuti, né tanto meno delle ore. Il mestiere che ho fatto mi ha imposto di imparare a prenderle in quegli spazi di tempo. Ne va dell’uscita del giornale, innanzitutto, e una volta presa la decisione puoi cambiare il corso di molte cose, tue e degli altri. Perciò soppesi rapidamente, ti disegni gli scenari, ci fumi su una sigaretta, e quella decisione la prendi. Generalmente in quei casi mi concedevo un caffè o il giro dell’isolato in solitudine.

Mi piace giocare a scacchi, non sono bravo, ma se penso al mio modo di giocare, vedo il substrato caratteriale di quella dote appresa sul lavoro. Pondero, rifletto, scruto, ma poi sento l’impulso. Credo anche che seguire l’istinto sia un modo per essere fedeli a se stessi, per accettare lo sbaglio sapendo di aver fatto quello che più ci corrisponde, eliminando quindi dalla catena dei possibili errori derivanti dalla propria scelta quello o quelli per i quali dopo si dovrà convivere con il rimpianto, con la consapevolezza che in cuor proprio si sarebbe voluto fare altrimenti.

Naturalmente spesso non è così, e la scelta che si fa non è quella che si vuole ma quella che si comprende essere la più appropriata, la più consona a trovare una soluzione al quesito che ci si è posto, per ciò, tendenzialmente, quella che gli altri maggiormente si attendono.

Recentemente mi è capitato in due occasioni di dover prendere una decisione dalla quale avrebbe potuto dipendere la vita di una persona e di avere a disposizione solo manciate di secondi. Nella prima, fortunatamente, i fatti hanno preso una piega che mi ha esonerato dall’atto di responsabilità e il delitto che si sarebbe potuto commettere ed al quale io stavo involontariamente assistendo è stato sventato da una leggerezza del criminale. Nella seconda, invece, la decisione ho dovuto prenderla. Mi sono reso conto, ma più che di una convinzione si è trattato di una sensazione, che qualunque fosse stata la mia scelta, i fatti avrebbero potuto prendere il loro corso, forse solo differendo di poco nel tempo. Perciò ho preso quella che a mio giudizio su un eventuale lungo periodo avrebbe potuto produrre effetti più solidi e duraturi, in qualche maniera spezzare la catena del delirio al quale stavo assistendo.

Si trema in quei momenti, perché dopo poco potresti sentirti responsabile di qualcosa di immenso e portarti addosso per tutta la vita il dubbio che cosa sarebbe successo se avessi agito diversamente e, più che altro, sentiresti meno gravosa sulla tua coscienza la morte di un individuo, malgrado non ne sia tu responsabile.

Guardo in faccia l’assurdo e vedo anche queste cose. E penso al giudizio che spesso le persone danno su comportamenti che a loro risultano incomprensibili e addirittura esecrabili. Allora mi rassereno e sento la voglia di vivere a modo mio.

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