L’io spettrale

Belfagor, il fantasma del Louvre

Ho già avuto modo di scrivere della paura e di quanto essa, per quanto naturale e per certi versi proficua sia, possa costituire uno dei più gravi ostacoli alla nostra incolumità, ovvero, anziché segnalarci un pericolo, sia essa stessa ciò da cui ci dovremmo guardare.

Esiste una forma di paura particolarmente perigliosa: la paura di se stessi. Anche qui, fino a un certo punto è sano temere, dubitare e sospettare, e rendersi conto che se possiamo essere così maledettamente dannosi per gli altri, abbiamo tutte le potenzialità per esserlo anche per noi stessi. Mettendoci a ragionare del fatto che un individuo trasformò un pezzo d’osso o una pietra in un pugnale e un altro, molto tempo dopo, prese la più piccola parte dell’universo, quella in-divisibili (non è vero ma all’epoca si pensava ancora così) per costruirci un aggeggio che quando arriva trasforma l’universo che trova in minuscole parti indivisibili, si è costretti a riconoscere che la paura di se stessi non è così del tutto mal riposta. Come l’han fatto loro, potremmo farlo noi, per quanto ci si sforzi di tenersi lontano da tali aberrazioni e per lo più ci riesca.

Altra cosa, però, è essere assillati da quel che si è, e cioè anche da ciò che si pensa o si è pensato, da ciò che si dice e si è detto, da ciò che si fa e si è fatto, da ciò che si scrive o si è scritto, da ciò che si sente o si è sentito, e finanche dei sogni che si potrebbero fare, ci accompagnino di notte da soli o in doppio.

C’è da sperare che coloro i quali han di questi turbamenti, si rappacifichino un giorno con se stessi prendendo atto di quel che un’intero stuolo di filosofi ci ha ripetuto fino alla nausea, vale a dire che siamo quello che siamo, miseri o grandiosi che si possa risultare, e che solo con quell’essere ci si può confrontare e gli altri han modo di confrontarsi: tutti gli altri sono spettri, fantasmi, reificazioni, mal che vada cotillons.

Ho un’amica che per una vita – ne è consapevole – ha indorato la pillola. A differenza di quel che si crede non le ho dato consigli perché è grande e sa fare da sola, da un pezzo ormai. Ma un giorno le ho dovuto dire che continuando su quella strada non solo avrebbe continuato a subir degli smacchi e a provar dispiaceri, ma anche li avrebbe prodotti negli altri con ciò producendone a se stessa. Serenamente mi ha ascoltato e mi ha dato ragione. Poi ha ripreso la sua strada da sola.

Tags:

Leave a Reply