Loculi

La ferrata Dibona in cima al Cristallo

Lo compro. Sono uno snob, me ne rendo conto, ma non è colpa mia se la più cara delle vette delle Dolomiti dismesse dal Demanio e trasferite agli Enti locali – lo dico da anni e sono in molti ad esserne informati, a poterlo testimoniare e, spero, si ricordino, uno almeno, di rispettare il mio volere – è quella dalla quale intendo siano sparse le mie ceneri cremate al momento della morte.

Farò un mutuo, mi indebiterò, mi sottopongo a qualsiasi ricatto, vendo il poco che mi è rimasto, ma devo racimolare i 259mila euro con i quali è stata quotata, più costosa di tutte, quella vetta che giunge a oltre 3.200 metri, sulla quale son salito dozzine di volte, per inerpicarmi sulla ferrata Dibona o la Bianchi. Non voglio che un Berlusconi qualsiasi, o un magnaccia di Mosca, Minsk o San Pietroburgo me la scippi e m’impedisca di confondermi con la dolomia, con quei sassi, quei dirupi, quel vento che spira forte e lascia finalmente respirare.

Non comprendo con quale criterio siano stati attribuiti i valori a quelle montagne, non solo perché come giustamente dicono i giornali oggi, prezzo non dovrebbero averne essendo patrimonio dell’Unesco e per ciò dell’intera umanità, scalatrice o meno che sia, ma anche perché da un punto di vista della bellezza, che dico, dell’estasi trovandovisi dinanzi, non è certo quello il picco più sconvolgente, più mozzafiato, più sublime.

Una classifica è impossibile e la magia sta nell’insieme, in quella eco che si sente a valle alzando lo sguardo e ruotandolo di 360 gradi, ma la mia preferenza ha origine tutta mia, non so neanche spiegarla, ma pretendo che quello sia il mio loculo, la mia tomba, il punto dal quale disperdermi o perdermi o svanire.

Che ci sia qualche demente a cui possa venir in mente di dar valore a cose che ne hanno talmente tanto da essere impagabili è stato scritto. Ciò che mi auguro è che un pietrone precipiti questa estate da quel canalone, smosso magari da uno di quegli uccelli che volteggiano sulla vetta, e che casualmente sotto anche solo per accidente vi passi l’idiota: se desiderasse esser sparpagliato al vento dalla cima, m’impegno io stesso a salir il monte passo dopo passo, senza servirmi della seggiovia, fino all’ultimo scalino, all’ultima pietra, all’ultimo sperone di roccia e là onorare il suo volere. Si rispetti anche il mio!

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