Il tempo del tempo

Chi va in montagna lo sa. Bisogna prendersi il suo tempo. Bisogna guardarlo il tempo. Cercar di capirlo. Scrutarlo se si può. E se del caso assecondarlo. Lasciargli il suo tempo. Il tempo del tempo. Orologio, busso-

Una meridiana

la, altimetro, barometro. Supporti. Oppure naso. Naso e orecchie. Naso, occhi e orecchie. Prova ad abbracciarlo un macigno. Non solo sentirai col naso, gli occhi e le orecchie, ma sentirai il naso, gli occhi e le orecchie. Tuoi e del macigno. Non importa scomodare il 118. È così. E non fa male a nessuno.

Prendersi il tempo è ritagliarselo. Organizzarlo. Pazientarlo. Quindi anche accogliere quello altrui e sapere che può condizionare il nostro. Qualcosa ho già scritto sull’argomento (La guerra delle agende, L’agenda delle guerre, Decisioni) e mi ha amareggiato che qualcuno, senza neanche leggere, abbia solo sentito canzonette. Distrazioni. Ombellico. Tempo altrui. Da accogliere. Facendosi condizionare il meno possibile.

Prendersi il tempo è anche perderlo. Viverlo e rispettarlo come tempo perduto. Proust l’ha messo a frutto e non possiamo che essergliene grati, ma conosco persone che nei libri hanno solo letto storie edificanti. Ognuno nelle pagine ci trova quello che vuole.

Prendersi il tempo è anche sentire di non averne, o troppo poco, regalarlo, concederlo, negarlo, condividerlo. Differirlo, quando occorre. Augurarlo. E poi contarlo, respirarlo, ripercorrerlo. Ha suonato la sveglia. Vado.

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