Grazie Presidente

Il Presidente Giorgio Napolitano

Ho molto apprezzato la risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle accuse che gli sono state rivolte. Ho conosciuto Bianconi e le sue sanguigne sortite che tutto sommato lo rendono più politico di altri amorfi e smanipolanti bla bla bla. Credo abbia ragione a dire che il Presidente con quel “chi” non intendesse solo lui.

Apprezzo la risposta di Napolitano non solo perché c’è un limite a tutto. Non solo perché c’è un limite ben preciso all’infangamento delle istituzioni, che possiamo anche farle a pezzi, ma poi bisogna avere qualcosa da mettere al loro posto. Non solo perché ha semplicemente ricordato cosa dice la legge: se davvero credete che sia in errore, servitevi dello strumento costituzionale che avete a disposizione. Ma anche perché rivela un coraggio che ormai è una merce preziosa.

Sfidare non gli avversari ma i denigratori invitandoli a servirsi dell’impeachment, oltre appunto ad essere un memento di quel che dice la legge, apre la possibilità che quella carta venga giocata. Certo, è difficile, e le considerazioni è evidente sono altre se ad essa non si ricorrerà. Ma lui l’ha detto e gli altri potrebbero farlo. E, con la maggioranza che c’è in Parlamento, la messa sotto accusa del garante della Costituzione non sarebbe operazione così peregrina.

Questo vuol dire esporsi, mettersi in giudizio, accettare l’ipotesi peggiore, anche a scapito della stessa tenuta delle Istituzioni e questa forse è l’unica pecca che vi si può rilevare, perché poi saremmo noi cittadini a non essere più tutelati.

Ma quale altro politico è disposto a rimettere il proprio mandato, a riconoscere l’autorità degli altri potere che bilanciano il suo? Da quanto tempo non sentiamo qualcuno che dica “in attesa di giudizio mi faccio da parte”?

I cittadini si son fatti un’idea dei loro rappresentanti come di inscrostabili ventose, ben abbarbicate a dove son riuscite ad arrivare. Ed io francamente non credo che sia esattamente così in maniera generalizzata, anche se prevale ciò che induce a pensarlo. Per cui un atto onesto, coraggioso, depersonalizzato, vale a dire istituzionale, riluce di un’aurea che neanche dovrebbe avere, perché in realtà sarebbe il minimo che si pretende, proprio perché dovrebbero essere le istituzioni quelle che guidano il paese, che lo illuminano e lo portano avanti.

Per cui, grazie Presidente.

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