Giorgio Gaber

Eskimo

14 novembre 2012

Mi domando se un ragazzo di oggi, diciamo uno che abbia fra i sedici e i vent’anni, sappia che cos’è un eskimo e, quindi, se ascoltando l’omonima canzone di Francesco Guccini, abbia un’idea di che cosa si sta cantando. Vederne uno in giro è cosa rara e leggo su Wikipedia che non viene più prodotto dai primi anni Ottanta, per cui è possibile trovarlo solo nei negozi dell’usato che ormai si chiamano “vintage”.

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Sotto(posti) alla doccia

22 maggio 2011

Forse aveva torto Giorgio Gaber, ricostruendo il manicheismo che agitava (agita?) i nostri cuori, a sostenere che il bagno è di destra e la doccia è di sinistra. Ma dal modo in cui ci laviamo possiamo trarre qualche suggerimento non tanto sulla nostra collocazione politica, quanto sulla nostra intelligenza o stupidità.

Dunque, pensando a quanti, di destra o di sinistra, usano farsi grondare acqua in testa anziché immergersi, mi chiedo quanti riescono ad aprire il rubinetto o il miscelatore senza bagnarsi. Le manopole solitamente vengono posizionate dagli idraulici proprio sotto l’annaffiatore, per cui la botta di freddo è inevitabile. Sono decenni, quasi secoli che le cose vanno avanti così, e raramente si provvede a far diversamente. Prima dell’allestimento, non si accende il cervello: mai che venga in mente di posizionare i rubinetti a fianco del getto, all’ingresso della cabina. E questa banale notazione non diventa il parametro del “a regola d’arte” di chi fa quel mestiere attinente il flusso dell’acqua.

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Qualcuno era comunista

19 settembre 2010

Giorgio Gaber

Qualcuno era comunista. E stava dalla parte dei lavoratori. Ho pianto quando un’amata persona mi ha regalato quella canzone di Giorgio Gaber. Ho pianto a sentire «Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona». A dirotto a sentire «Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri».

Lacrime a parte, versate e fatte versare, si è anche quel che si è stati. Se aveva ragione un amico perduto per strada a dire che non sarai mai se non sei, è anche vero che non sarai mai quello che non sei stato. E mi sa che, con tutte le distanze prese nel tempo, comunista lo sono ancora. E ancora dalla parte dei lavoratori.

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Consigli per il 25 aprile

19 aprile 2010

Mio zio, Lino Cima, guida una Brigata Garibaldi a Torino.

Su l’Unità di ieri, domenica 18 aprile 2010, in ultima pagina, Vincenzo Cerami – gran bella penna – riflette su una parola desueta e al tramonto: partito. A chi fa politica consiglierei di leggerlo così magari poi ci aiuta a campare meglio, che in fondo è quello che ciascuno di noi chiede alla politica.
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Grazie zii

12 aprile 2010

Sono stato invitato a Torino sabato e domenica. Anna, la sorella di mio padre che suona il pianoforte, fa un compleanno. Purtroppo non ci posso andare. Troppe cose da fare e pochi soldi in tasca: un giudice ha deciso che devo tirar la cinghia e le decisioni dei giudici non si commentano, si eseguono.

Anna è stata la moglie di Pietro Buttarelli, che purtroppo non c’è più e che nel 1957 (annus horribilis), insieme a  Fausto Amodei, Sergio Liberovici e Michele Straniero, dette vita a Torino al Cantacronache, gruppo di musicisti, letterati e poeti che, a giudizio di Umberto Eco, sono stati i precursori dell’esperienza dei cantautori italiani. Lo zio Pietro ha fatto l’attore di teatro credo soprattutto al Piccolo di Milano e aveva una parte, se non ricordo male, ne I promessi sposi del Manzoni, uno dei primi sceneggiati andati in onda sulla Rai quando c’era ancora solo un canale, l’Uno. I testi delle loro canzoni erano firmati da Italo Calvino, Franco Fortini, Gianni Rodari, Michele Pogliotti, Emilio Jona, Giorgio De Maria, e lo stesso Umberto Eco. A cantare con lo zio in quel gruppo ci sono stati anche Edmonda Aldini, Margot, Duilio Del Prete, Franca Di Rienzo, Pietro Buttarelli, Silverio Pisu, Glauco Mauri.

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