La Toscana e internet

Il logo di Rtrt

Il professor Vincenzo Ambriola, ordinario di informatica all’Università di Pisa, sul Corriere fiorentino di oggi, richiama la Regione Toscana agli impegni che si era presa nella passata legislatura in materia di reti informatiche. Ricorda solo la costituzione nel 2004 della Rete telematica regionale toscana (Rtrt) e le linee strategiche del 2009 per lo sviluppo dell’informatica.

Dimentica invece almeno due fondamentali decisioni prese, giuste o sbagliate che siano: la nascita di un Portale della Toscana affidata alla Fondazione sistema toscana, che inizialmente avrebbe dovuto essere il punto di accesso da parte del mondo a tutto ciò che di toscano sta sul web e ha finito invece per essere un new media a capitale interamente pubblico affiancato agli altri promossi da privati; e la ricomposizione degli oltre 300 siti internet partoriti dai vari uffici della Regione negli anni precedenti il 2007, all’interno di un unico dominio, www.regione.toscana.it.

Quest’ultimo progetto è quello al quale, principalmente, e malgrado una serie di problemi di salute non di poco conto, ho dedicato gli ultimi 3 anni della mia carriera lavorativa, ottenendo un parziale ma significativo successo: oggi, una dozzina di redattori web che compongono con giornalisti e segreteria l’Agenzia di informazione della Giunta Toscana Notizie, alimentano in maniera uniforme, comunicativa, rigorosa e legale un immenso sito internet, riconoscibile ed identificabile come “istituzionale” dalla prima all’ultima delle sue pagine, suddiviso in aree, sezioni, pagine secondo un progetto editoriale che mi onoro di aver redatto, tranne il capitolo sugli strumenti tecnologici indispensabili per farlo che si è dimostrato il punto più disastroso e fallimentare del progetto.

Il mancato rinnovo del contratto di direzione di Toscana Notizie mi porta ovviamente a disinteressarmi dello sviluppo di un progetto che invece proprio ora avrebbe potuto svilupparsi, espandendo tutta la dimensione multimediale e “social network”, nonché l’erogazione di servizi, l’archiviazione ordinata e fruibili di qualunque “documento” digitale prodotto da questa pubblica amministrazione, il coinvolgimento in un piano di rigore e ordine degli altri soggetti pubblici che dipendono, derivano o comunque sono sovraordinati dalla Regione Toscana.

Come spesso avviene nelle questioni che riguardano internet, l’articolo del professor Ambriola sembra privilegiare le questioni tecnologiche e le aspettative delle aziende informatiche toscane che per anni hanno fornito software qua, applicativi là, sistemi e componenti che messi uno accanto all’altro difficilmente dialogano tra se. Sì, c’è anche un problema di economia locale, ma credo che senza idee non solo politico progettuali sul digital divide o sulla governance informatica, ma anche editoriali, relative ai  linguaggi, ai contenuti, alla riconoscibilità, all’autorevolezza, qualsiasi progettazione sia destinata a tappare solo delle falle o a favorire qualche piccolo affare.

Francamente mi spiace non poter più portare il mio contributo a questa sfida. Io me ne faccio una ragione, ma temo che presto avremo tanti fili, chip, http, ma poche parole una in fila all’altra. Il che corrisponde a una diminuzione di senso.

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