Medici in cura

Alessandro Pagnini. Foto Andrea Ruggeri

Come avevo annunciato il 7 agosto scorso in un post intitolato Corpo e mente, sono stato a sentire il mio maestro – Paolo Rossi Monti – presentare a Leggere per non dimenticare, l’ultimo libro di uno dei suoi allievi, Alessandro Pagnini. Il libro si intitola Filosofia della medicina, pubblicato da Carocci, e, benché non l’abbia ancora letto, credo farebbero bene a darci un’occhiata i medici, ma non solo loro.

Negli ultimi anni di dottori ne ho conosciuti tanti, sono stato costretto a farlo, ma, nella maggior parte dei casi, ne sono contento. Direi che ho stretto qualche amicizia e c’è stato più di uno scambio di reciproca stima. Persone aperte, con cui ho parlato anche d’altro, non solo dei miei acciacchi. Specializzati in branche diverse, di diversa formazione, universitari, ospedalieri, generici, allopatici e non, marginali e sulla breccia. Troppi per ricordarli tutti e c’è anche un problema di privacy, in questo caso mia.

La personale esperienza mi ha portato a vedere pregi e difetti, ma quello che mi ha colpito è che ho avvertito, talvolta solo in un accenno, un bisogno da parte loro di “rivedere” qualcosa, come se fossero in cerca di una nuova identità. Una specie di sottile fastidio o per un macchinone che è diventato troppo grosso o perché si è lasciato qualcosa per strada di quello che si è imparato sui libri, in aula, in corsia, il giorno che scaturì quella passione.

Paolo Rossi oggi l’ha detto chiaramente: la medicina non è una scienza, semmai la somma di varie discipline. I suoi “paradigmi” non sono del tutto fissati e il suo carattere sperimentale, talvolta garibaldino, sfugge alla codifica di una prova di laboratorio o alla stringa inequivocabile di una equazione. Eppure la medicina ha le sue “presunzioni”, talvolta rigidamente intolleranti, quasi vere e proprie arroganze, come tutti ebbero a notare quando, da una parte e dall’altra, ben manipolati dalla politica, ci si scontrò sulla terapia Di Bella: la curiosità tipica dello scienziato, incuriosito dall’anomalia, dalla possibilità, dal non ancora spiegato, roso dal tarlo di cercare spiegazioni, capitolò sotto lo sbandieramento di protocolli che sembravano più abbecedari della burocrazia che non esibizioni di casistiche, successi e insuccessi. Altre volte, purtroppo, sento questa sicumera, non la serena tranquillità del saggio, ma quasi l’ideologia, il partito preso: io sono stato curato “fuori” o non completamente “dentro” i protocolli ed ho sentito qualcuno dire, a dispetto delle mie analisi, che non è possibile. E altri liquidare sostegni che invece fanno la salute della persona, il suo benessere, anche se magari non è visibile come l’assorbimento di ematoma.

Credo che le menti ci siano, le sensibilità pure, per non dir delle competenze, per questo, penso, che i territori che si aprono a partire da un libro come quello di Pagnini potrebbero essere proficui.

Dimenticavo: al mattino ero stato a Careggi per l’ennesimo controllo.

P.S. (30-4-2011): Il mio post è stato messo da Anna Benedetti nella rassegna stampa dell’evento.

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One Response to “Medici in cura”

  1. Nicoletta scrive:

    Ho avuto il piacere di assistere alle lezioni di Paolo Rossi Monti e di Alessandro Pagnini; non conoscevo questo testo sulla Filosofia della medicina e l’argomento mi interessa molto: di medici e di acciacchi ho anch’io una buona lista.
    Grazie della segnalazione, l’ennesima di questo tuo blog. Dopo molte letture oggi ho deciso di scriverlo “il grazie” e non solo di pensarlo mentre clicco ed esco dalla pagina.

    Grazie
    Nicoletta

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