Un cadeau dal passato

Fra qualche giorno, alcuni coetanei con i quali in gioventù ho condiviso una delle esperienze più importanti e formative della mia vita – benché già allora sentissi quanto mi divideva da taluni di loro, come poi le distanze hanno testimoniato, mentre invece ce ne son di quelli che se anche non li ho visti per anni li sento ancora prossimi e sodali – si ritroveranno per una cena che mi fa tornare in mente Il grande freddo di Lawrence Kasdan,

Non credo parteciperò alla rimpatriata, anche se ci vedo un che di positivo, perché se qualcuna di quelle energie potesse esser liberata ancor oggi a dispetto delle idiote rottamazioni di cui si va narrando, ve ne sarebbe un gran beneficio, intendendo ovviamente che le energie da liberare son quelle che non lo sono state ancora, non quelle che ci hanno ammorbato per più di un quarto di secolo e sono sempre a galla.

Ho stima dei promotori che mi hanno invitato e perciò ho pensato di far loro un piccolo regalo. Ho rispulciato i 5 numeri del periodico che ho diretto fra il 1978 e il 1979, il primo esordio in un mestiere che poi mi ha occupato per i successivi 32 anni. Si chiamava Concentramentorenove, condensazione delle parole “concentramento ore nove” con cui si chiudevano i volantini stampati al ciclostile (formalmente in via Guelfa, di fatto in via Alamanni) che convocavano in piazza San Marco le manifestazioni del Movimento studentesco fiorentino, molto di più della Fgci, l’organizzazione giovanile comunista, alla quale tuttavia, molti di noi erano iscritti.

C’erano nelle nostre fila cattolici e repubblicani, autentici socialisti e giovani che non sapevano ancora da che parte andare e la storia di quell’organizzazione che era capace di gremire le piazze e diventava un fiume quando riusciva a coinvolgere anche la sinistra extraparlamentare e le organizzazioni giovanili dei partiti tradizionali meriterebbe di essere scritta, forse anche per cercare un monito all’unità che oggi più di ieri ci aiuterebbe a tentar di trovare una via d’uscita a una situazione che sembra proprio destinata a un vicolo cieco.

L’editore del giornalino – 4 pagine 35 x 50 nei primi tre numeri, 8 negli ultimi due, stampato in blu su un bianco che è ormai giallo – non era ormai più il Movimento studentesco fiorentino, che non ricordo nemmeno se esistesse ancora allora, ma i circoli universitari dei giovani comunisti, essendo la maggior parte di noi maturati e approdati a una facoltà.

L’apertura, però, era quella di prima: guardavamo fuori, non solo dentro. Elenco qui i nomi di coloro che vi hanno scritto o vi hanno collaborato, e chi ha vissuto quella stagione non faticherà a notare che c’era spazio anche per chi non era ortodosso: Giovanni Stefanelli, Massimo Bellomo, Aldo Tortorella, Franco Fortini, Marco Giuliani, Daniele Cavari, Francesco Maria Cataluccio, Alessandro Chili, Luigi Chicca, Stefano Bassi, Filippo Zoccoli, Carlo Nozzoli, Leonardo Domenici, Guia Moschi, Lucia Turco e Biancamaria di cui non ricordo il cognome, come anche di un certo Camillo, Ferdinando Dubla, Giuseppe D’Eugenio, Guido Clemente, Donato Severo, Marco Cianchi, Mauro Galantino, Andrea Querci, Daniela Lastri, Fabio Palchetti, Alessandro Federigi, Luca Massacesi, Massimiliano Alterini, Gianni Pini, Giovanni Gozzini, C.N. che chissà se qualcuno riesce a decifrare, Elio Gabbuggiani, Nicola Palazzo, Lino Paganelli, Giuseppe Guida, Franco Bortolotti, Paola Lorenzi, Benedetta Tesi, Andrea Sbandati, Gianna Gironi, Silvia Garambois, Luca Bufano, Alessandro Puliti, Carmelo Ratano, Attilio Favilli, Luana Banelli, Lorenzo Zilletti, Ornella Galeotti, Monica Barbieri, Giorgio Van Straten, Carmelo Letizia, Biancamaria Guarnieri, Stefano Rovai, Andrea Mazzoni, Stefania Stefanelli, Franco Zabagli, con la collaborazione di Gabriele Capelli, Donato Severo, Bruno Bigazzi, Andrea Silei, Saulo Bambi e mi scuso per eventuali omissioni.

Tempo fa proposi a un docente di giornalismo dell’Università di Firenze di far fare una tesi di laurea a un suo studente su questo e altri giornali “giovanili” che nacquero in quegli anni a Firenze, così come una ricostruzione della storia della redazione fiorentina de l’Unità che meriterebbe per molte ragioni di essere ricordata, ma la cosa non ha avuto seguito, forse perché ho ha avuto da ridire, in passato, su come l’Ordine a cui ancora appartengo aveva organizzato il master postuniversitario. Io, intanto, ho fissato questo nella memoria e lo rendo disponibile per chi avesse voglia di leggere.

One Response to “Un cadeau dal passato”

  1. Donato SEVERO scrive:

    Gentilissimo Daniele,
    grazie per la lista e per le tue considerazioni sull’impegno politico di quegli anni.
    La scrittura puo’ essere intesa come un “diffuseur de savoir-faire” di una strategia dell’azione non-violenta (J. Semelin).
    Anche oggi il pluralismo democratico, l’unità di intenti e l’impegno sociale sono la base della resistenza civile per, come lo scrive Gene Sharp (Harvard University), “disintegrare i poteri che ci opprimono”.

    Donato SEVERO

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