Glossa a Pre-Visioni

Affinché non resti indistinto e generalizzato – e pertanto un po’ qualunquista –, il malumore che ho espresso nel post intitolato Pre-Visioni e che riprende i miei dubbi e le mie critiche altrove espressi alle presunzioni della scienza, non ai suoi obiettivi, ai suoi metodi e alle sue aspirazioni, aggiungo qualche piccolo particolare che spero faccia riflettere gli scienziati, più che farli arretrare ulteriormente nella loro torre d’avorio, secondo un invito, anche questo altrove più volte espresso, che ognuno, in base alla professione che fa e al gruppo al quale appartiene, farebbe bene a ripensare se stesso e a mettersi in discussione se si vuole uscire da uno stadio dove sembriamo giocare a una partita che non avrà alcuna coppa in palio.

Se si può impunemente sostenere senza poi dare spiegazione del proprio errore che i frammenti di un satellite in rientro nell’atmosfera presumibilmente finiranno tra Udine e Aosta mentre risultano essere caduti in un’area non meglio identificata che occupa circa un terzo della superficie terrestre, con un’estensione di 179 milioni di chilometri quadrati e che si allunga da nord a sud per circa 15.500 chilometri, partendo e comprendendo il mar di Bering nell’Artide fino ai margini ghiacciati del mare di Ross nell’Antartide e da est ad ovest per circa 19.800 chilometri dall’Indonesia alle coste della Colombia alla latitudine di 5 gradi nord, perché si dovrebbe ora credere a uno che ti dice che i fumi di un termovalorizzatore non sono inquinanti, o che le statine solo marginalmente danno problemi di decalcificazione delle ossa, o che nulla osta alla coltivazione di cereale geneticamente modificato?

Che la scienza non sia neutrale è noto da un pezzo e che sia folle farla controllare a organismi superiori che la sovrintendano altrettanto, perciò l’unico parametro al quale ci si può appellare per mettere qualche argine e dare un qualche senso logico proprio alle attività che più di altre definiamo logiche e rigorose, è quello della coscienza che senz’altro non è scientifica e dimostrabile in laboratorio. A questa, nel petto dei nostri scienziati, ci rivolgiamo.

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